Totem e cucù

Il pop up si era già manifestato varie volte. Avevo colto solo: o scegli il nuovo sistema di sicurezza o fai tutto dallo smartphone. Io gli davo un’occhiata e poi lo chiudevo, vabbè, che vuoi da me? A me va già bene il sistema che ho. E poi arriva l’sms, il linguaggio è cortese ma il ricatto palese: o ti decidi entro il 18 giugno o non puoi più fare niente on line. Ogni due per tre ormai arrivano di questi ricatti: o ti adegui o non se ne fa più niente, come se invece che con esseri umani avessero a che fare con degli imbecilli da telecomandare. La giornata era già iniziata bene, con la telefonata del commercialista: adesso lo Stato vuole che… compensazione… non puoi fare il solito F24… legge in transizione (oh beh, già non si capisce niente quando le leggi sono stanziali, figurati quando decidono di vagabondare). I puntini è dove la mia mente si è obnubilata. E tanto queste conversazioni finiscono sempre con il mio: e quindi? E quindi devi… Perché io sono sempre stata così, o una cosa ha un suo senso pratico o se no la ripudio mentalmente. È come quando in un’età scolastica in cui avevo già deciso che la matematica non avrebbe mai fatto parte della mia vita ero costretta a studiare gli algoritmi. Perché? Se non ci fossero, non ci sarebbe gli aeroplani. Ah be’, infatti chissà quante volte mi capiterà nella vita di dover progettare aeroplani. Che gliene frega allo Stato se devi presentare un F24 da 100, 1000 o 0 euro? Ma per lui sono cose diverse… intanto che transita. Serve a combattere l’evasione? Non credo proprio. E quindi? E quindi per me è come gli algoritmi e la spiegazione non è di uso pratico: deve romperti le balle.
E dall’altra parte c’è la banca che preme. E allora telefono, e già non mi ricordo più il nome:
- Non voglio farlo sullo smartphone, quell’altro, come si chiama, il generatore di codici.
- Il totem.
- Ecco, sì, quello.
Riaggancio e si materializza l’immagine di un coso alto, con la faccia minacciosa, le piume in testa e intorno dei pellerossa danzanti. Ma perché l’avranno chiamato totem? Forse perché “parla”, ti dà i codici, è come un totem. Se non sei bravo in matematica, i tuoi algoritmi saranno le parole e le userai sempre per disegnare cose. Comunque il giorno dopo mi avvio alla banca e già non mi ricordo più come si chiama. E lo chiamerò generatore di codici, tanto mi hanno capito, e tanto ci devo tornare due volte.
- Ah, buongiorno, lei è la signora del totem.
- (Augh). Sì, buongiorno, mi ha riconosciuto!
Parte un trafila di dati da inserire e firme su carta e firme su quella specie di iPad. Ho bisogno di distrarmi:
- Ma perché l’hanno chiamato totem?
- Token
E scoppio a ridere – ah, token, avevo capito totem, ecco perché mi sembrava strano (e certo che se voi lo pronunciate con la o larga… penso).
Un bancario non ci trova niente da ridere, ma d’altra parte neanche mi ha guardato come una deficiente, per cui non pretendo che condivida il mio umorismo, nell’altro però ho suscitato una meditazione: – Già, perché si chiama token?, chiede.
- Forse è la sigla di qualcosa o forse… Comunque noi abbiamo ricevuto le direttive per cambiare gli accessi all’on line.
- Quando sento parlare di direttive mi si drizzano i capelli.
- Non lo dica a noi, rispondono rassegnati.

E queste sono le giornate in cui sogno una baita, quattro galline e una capretta, oppure un porticciolo piccino di un borgo piccino in cui passare il giorno a raccontarsela su coi pescatori e cucire reti. Si chiama paradiso statale, ovvero un luogo in cui la direttiva è solo quella del vento, i totem se ne stanno in America e gli orologi sono a cucù.

Di Vip in Vip…

…e rischi di ritrovarti come quello scioperato che sta sempre con la penna in bocca dietro ai giornalisti. Perché se ne hai visti pochi in vita tua e poi inaspettatamente vai in overdose, può essere che ti prenda il Tic da Vip, soprattutto adesso con ’sti telefonini fotografici. E vediamo se mi viene in mente: Ottavia Piccola, secoli fa, sull’aereo per Londra. Ma era il mio primo volo e più che pensare a lei, ragionavo sul perché mi ero cacciata in quel guaio. Oriella Dorella, qualche secolo dopo in un bar in Wagner, con i piedi tutti rovinati, poveretta. Gianfranco D’Angelo (se qualcuno se lo ricorda) mentre attraversava zoppicando via Larga. Incontro neutro di emozioni: non mi ha mai fatto ridere e pure lui non sembrava uno che per lavoro fa ridere. E poi basta per altri secoli. Fino a un paio di settimane fa. Genova Principe, esce sorridente e bello (a me piace, punto) come in tv Gad Lerner. Ed è qui che scatta l’Immortala il Vip, ma non faccio in tempo, il telefono l’ho cacciato chissà dove e lui corre troppo verso l’autista che lo aspetta. Quando il cellulare idiota salta fuori faccio un ultimo tentativo mirando tra le colonne ma è troppo tardi. Accidenti, impreco. Il mio antenato (embè, io son convinta che sia un mio antenato) che svetta lì in piazza sembra disapprovare e quindi io torno alla mia mestizia da ritorno.

ColomboEd eccomi in Centrale, mestizia da ritorno e il solito disgusto da Centrale, e sento qualcuno che dice: Ehi, guarda, quello è Chef Rubio. Chef Rubio? E mi giro di scatto, ed eccolo lì, l’unico programma di cucina che guardo, primo perché non è un programma di cucina, secondo perché tratta il cibo come deve essere trattato, con ironia. Sta facendo dei selfie ma figurati se alla mia età vado a fare il selfie, e però la foto sì. La gente si accalca e la luce è brutta e quindi anche la foto è brutta.

Chef RubioHa l’aria stanca e si accascia su una panchetta, secondo me sta dando mentalmente de li mortacci a tutti, è il rovescio della notorietà.

Abbiategrasso, 3 giugno, un paio di banchetti elettorali e poi s’ode voce provenire da una piazza. Sembra ancora più giovane che in tv, Luigi Di Maio. Di gente ce n’è e aumenta via via. Constatiamo che gli altri banchetti restano quasi ignorati, vero è che questo sta parlando e gli altri no, ma comunque ce la sentiamo di tirare un pronostico sulla futura giunta di Abbiategrasso. Luigino detto Di Maio, come direbbe De Luca/Crozza.

Luigi Di MaioAi piedi del palco Vito Crimi (a dire la verità non l’avevo riconosciuto).

Vito CrimiPerò c’è un Vid che ho toccato, persino accarezzato, addirittura abbracciato, e a dirla tutta anche baciato. In poco tempo ha conquistato articoli, post e fama quasi internazionale e la sua fulminante carriera è stata coronata da un premio. Ah ah, non ho fatto errore di battitura, egli è un Vid: Very important dog, e ha meritatamente guadagnato il titolo di Cane di Marzo Vitakraft.

Biscotto Vitakraft 1Biscotto Vitakraft 2

L’appartamento per le vacanze? Hundredrooms lo trova in un clic

HundredRooms

Due persone in luoghi diversi, in momenti diversi, alla mia perplessità sul largo anticipo con cui avevano  organizzato il viaggio estivo, mi hanno risposto: «È una ragione che ti fa guardare avanti». Come a dire, se ho di fronte una meta di piacere da raggiungere, riesco a sopportare meglio la vita di tutti i giorni. Perché poi ciascuno ha i suoi motivi per viaggiare ma c’è una cosa innegabile: il viaggio è l’unica dimensione in cui ritrovi te stesso, che tu stia tutto il giorno fermo a bordo piscina o che ti macini chilometri in condizioni al limite della sopportabilità.  E quindi niente di negativo nella vacanza? Oh sì che qualche rogna c’è sempre, anzi due: il costo e lo stress da ricerca dell’alloggio ideale, che il più delle volte si fondono e coincidono. Internet ha facilitato molto la parte organizzativa: dal computer o dallo smartphone, nei momenti che decidi tu, ti prenoti anche l’altra parte del mondo. Ma anche il web è diventato un po’ dispersivo. E allora meno male che ci sono loro, i giovani nerd, che però non sono più quelli di una volta rinchiusi al buio di una stanza dove l’unica fonte di luce è lo schermo del pc. Questi viaggiano fuori dai bit e dentro il mondo, intercettano, prevedono e ti sbattono lì ciò che stavi cercando un attimo prima che l’idea si concretizzi nella tua testa. Non so se José Luis Martinez sia mai stato un nerd, di certo si sa che è stato direttore di Kayak e che nel 2014 ha fatto il grande salto: ha fondato la sua start-up. E ne ha fatto la sede a Palma de Maiorca, lontano dalle solite capitali del business e vicino all’immagine di vacanza.

Made with Love

Ha colto quale era la tendenza: le persone stavano privilegiando la vacanza in appartamento anziché in albergo. Perché se l’hotel è un po’ standardizzato anche sui prezzi, l’appartamento offre più fasce di costo, soprattutto se lo si pone nel classico rapporto prezzo/zona. Una casa vacanze a due passi dal mare o vicino a tutti i servizi e le attrazioni turistiche, quasi certamente verrà a costare meno di un hotel nella stessa posizione.  E con l’appartamento non è più il viaggiatore ad adeguarsi a una camera ma è l’alloggio che corrisponde al viaggiatore. Il turista è il single, la famiglia, il gruppo di amici e che tu sia l’uno o l’altro hai le tue esigenze. Centinaia di personalità di viaggiatori, centinaia di camere. E chi ha il tempo di scandagliarsi migliaia di offerte? Nessuno. E quindi bisogna accontentarsi? No. Si va su Hundredrooms e il lavoro lo fa lui. È infatti questa la grande idea del signor Martinez: il motore delle case vacanze, il “Google degli alloggi turistici”. Hundredrooms è una piattaforma che compara tutte le offerte di appartamenti e case vacanza pubblicate sui siti più famosi come Airbnb, Booking, Housetrip, Only-apartments e le agenzie di viaggio on line. Così in un solo clic possiamo sapere quale è la soluzione più conveniente e con le caratteristiche che stiamo cercando: il wi-fi, la culla, il terrazzo, la piscina, l’ascensore, se accettano i nostri amici animali e molto altro. A queste caratteristiche dei nostri desideri, si aggiungono i filtri per farci risparmiare: le occasioni, le case consigliate, le offerte imperdibili. Il tutto in modo molto intuitivo. E se la meta è certa ma le date ancora un po’ lontane, con l’opzione “Avviso di prezzi” possiamo personalizzare la nostra richiesta e restare aggiornati tramite le notifiche periodiche inviate da Hundredrooms.

La ricerca è fatta su oltre 100 siti che propongono circa 7 milioni di affitti turistici, corredati da qualcosa come 20 milioni di foto. Con questi numeri, esclusi gli irriducibili da sacco a pelo e tenda, c’è di che accontentare tutti.

Una serata tutta da ridere

Franco Longobardi torna in scena con uno spettacolo che si preannuncia esilarante già dal titolo. Conoscendolo e, soprattutto, avendo già visto all’opera la Compagnia teatrale Sipariando con lo spettacolo Musicario, sono certa che sarà un’altra serata di pura allegria.

L’appuntamento è per venerdì 12 maggio, alle 20.30, al Teatro Pime di via Mosè Bianchi 94

Locandina Gerrill 2

 

Da Gazzada a Stupinigi passando per Verdi

Negli ultimi mesi il quotidiano si è un po’ fagocitato i miei viaggi fisici e virtuali, così giacevano ancora lì tra macchina e smartphone le cose viste negli ultimi tempi. Ultimi tempi si fa per dire, è tornata l’ora legale (o solare, boh, non ci ho mai capito un granché) e io riporto indietro non le lancette ma addirittura il calendario. Diciamo al periodo natalizio. Al periodo natalizio?! Sì, al periodo quello lì, ok? Tanto l’Italia è sempre qua, bella e contraddittoria, e fuori dal tempo.

Il presepe di Gazzada Schianno

A me piacciono i presepi ma Milano e i presepi non vanno tanto d’accordo. O sono quelli di arte contemporanea (quella è la Natività. Ah, sì, adesso che me lo fai notare…) o sono celati alla vista dai pannelli dello sponsor di turno o c’è quello artistico del Londonio alla chiesa di San Marco, che è sempre lì ma spento anche a Natale e se lo vuoi vedere devi infilarci la monetina. Resiste ad oltranza bello e complesso nella sua tradizionale forma quello di Baggio. Insomma, qui non c’è mica tempo da perdere a montare statuine. E così via, alla ricerca di un vero presepe. Approdo a Gazzada-Schianno-Morazzone, la stazione FS che ha riunito tre comuni in provincia di Varese. Chiedo indicazioni a due signore, una non sa che ci fosse il presepe, ma come non lo sai? risponde l’amica con un filo di indignazione. Parte lo spiegone, l’altra prende atto della sua ignoranza, si ripromette di rimediare e io aspetto paziente. Imboccata la strada vedo quello che tristemente si sta perpetuando negli ultimi anni: capannoni vuoti che parlano di tempi migliori. La scritta ItaloCremona mi muove qualcosa dentro, qualcosa di tenero che mi riporta all’infanzia. Ed ecco che la luce si accende: era l’azienda che faceva giocattoli e bambole quando ero piccola. Chissà se c’è ancora, chissà dove è finita, comunque lì non c’è più. Proseguo e divertente “salta fuori” tridimensionale da un altro capannone, questo almeno ancora attivo.

Gazzada 1Strade quasi deserte, dove marciapiedi e piste ciclabili vivono e muoiono all’improvviso come messe lì per fare giusto un favore. Belle ville celate da siepi di bacche rosse, montagne all’orizzonte, indicazioni di sentieri naturalistici. Qualche amenità.

Gazzada 2La strada grande si dilegua in piccole vie di paese, c’è tanto legno e piccoli negozi, un’immagine di prima montagna, è tutto molto lontano dalla città anche se i treni per Milano che vanno e vengono ogni mezz’ora dicono che qui saranno rimasti in pochi a spenderci tutta la giornata.

Gazzada 9Natura svenduta a un progresso che sembrava per sempre e invece se n’è andato come le bambole. Non sarà una mia idea peregrina, troverò un cartello di protesta contro l’ennesima edificazione di suolo. Ma ecco finalmente il presepe. Un vero, autentico presepe con la finzione della notte e del giorno, acqua scrosciante, suoni di belati e musiche discrete di sottofondo. Sono così commossa che non riesco bene a capire cosa sto cercando che non trovo finché una signora mi sussurra: scusi, lei riesce a vedere il Bambino, la Madonna e San Giuseppe? Ecco cosa sto cercando! No, signora, stavo guardando anch’io ma non riesco a vederlo. Mio marito mi ha detto che sono io che non ci vedo niente. Deve esserci per forza, adesso lo cerco. Aguzzo gli occhi, cerco un filo logico da seguire nell’architettura della rappresentazione, la cometa torna a passare. Aspetti, ora quando torna la luce si vedrà meglio. Per me è ormai è diventata una questione di cortesia per la sua stampella e di solidarietà femminile per quello zuccone di marito che avrà a casa. Eccoli lì! La voce mi esce sommessa come un belato. Tre figurinette defilate. La signora mugugna che li hanno messi male e io concordo. Ma per tutto il resto ne valeva la pena.

Presepio Gazzada 5Presepio Gazzada 6Presepio Gazzada 7Presepio Gazzada  8Ora si tratta di trovare qualcosa da mangiare e sembra più arduo che trovare la Natività. Quando sono quasi ormai rassegnata a riportare lo stomaco vuoto a Milano, ecco che magica si staglia all’orizzonte.

Gazzada 3Fuori il nulla, il dentro sembra raccogliere tutta GazzadaSchiannoMorazzone. Tavoli affollati di uomini che giocano a carte, alle pareti disegni di mare avulsi dal contesto e dialetto urlato. Un misto di milanese e brianzolo, tanto vi capisco. Su tutto il vago odore di patatine stantie in sacchetti, una fragranza che sembra comune a qualunque osteria d’Italia. Guardo con invidia la pista da bocce. Deve essere un po’ più umano invecchiare col porto sicuro del Bar La Speranza a disposizione.

Casa di riposo per musicisti Verdi

Giuseppe Verdi è uno di quei personaggi che ti fanno alzare la testa per orgoglio e il braccio per fare il gesto dell’ombrello a chiunque stia al di là delle Alpi. Il problema sorge quando lo paragoni a quelli che stanno ora al di qua, nella fattispecie quando senti narrare che era uomo generoso, che pensava di non aver bisogno di tutta quella ricchezza. I contadini dei suoi poderi potevano farsi male e l’ospedale era troppo lontano, e quindi gliene ha fatto uno. Se c’era qualche giovane artista sconosciuto lui gli comprava le opere per aiutarlo. E poi questa casa di riposo, per quei musicisti «che non sono stati fortunati come me». Io fuori ci passo spessissimo e li sento cantare e suonare, non necessariamente la stessa cosa in armonia e questo strappa un sorriso. È bello sapere che possono continuare a farlo.

Verdi 1Verdi 6Verdi 7Il pianoforte di Giuseppe Verdi, che non è mai più stato accordato perché per rispetto al Maestro nessuno l’ha più suonato

Piano VerdiLa cripta, dove riposa con la moglie Giuseppina Strepponi

Verdi 12Verdi 9Verdi 10Verdi 11Stupinigi

Stupinigi è un colpo d’occhio che si apre bello e proporzionato, libero da orpelli fuori squadra. Ai due lati muri antichi e ben tenuti. Insegne in stile e parole “antiche” come Podere.

Stupinigi 1Stupinigi 2Stupinigi 3Stupinigi 4Quello che campeggia sopra è un cervo, perché ufficialmente questa è la Residenza sabauda per la caccia e le feste. Sfarzo per le feste, quadri e statue per la caccia.

Stupinigi 5Tra tanta magnificenza a chi come me ritiene la caccia un osceno retaggio del passato, verrà inevitabile pensare a urla e sangue inscenati come divertimento, per rafforzare legami e discutere di politica, magari una politica che prevedeva altro sangue, questa volta umano. E su questo versante almeno non possiamo che dirci fortunati di essere in quest’epoca. Ma mentre sbircio dalle finestre il parco intorno, purtroppo in quel giorno non accessibile, sento un senso di perdita. Io non so se qui i cervi fossero autoctoni o importati a uso e consumo del sollazzo sabaudo, certo è che li avevano a pochi chilometri da casa. Penso agli stambecchi che mi tolsero il fiato in Val d’Aosta caracollare giù da lastroni di roccia liscia, indifferenti alla forza di gravità, alla marmotta appena intravista, alle infruttuose camminate in Abruzzo alla ricerca dell’orso marsicano, ai miei occhi ancora più lacrimosi dei loro davanti alle foche delle Shetland. Ho dovuto percorrere chilometri con tutti i mezzi e a piedi per riuscire a trovare una natura lasciata al suo posto. Siamo stati defraudati e a chi verrà poi mancherà sempre ancora qualcosa in più.

Stupinigi 6Stupinigi 7Non possono certo mancare i quadri di famiglia, ma attenzione all’inganno

Stupinigi 8questa non è una bimba, bensì Vittorio Amedeo Teodoro duca d’Aosta (1723-1725), vestito in abiti da bambina come si usava all’epoca.

Stupinigi 10 Stupinigi 9Stupinigi 11E ancora a me gli occhi, please, questa sala da ballo è un trionfo di trompe-l’oeil, le scanalature delle colonne non sono vere, sono disegnate come tanti altri particolari.

Stupinigi 15 Stupinigi 12 Stupinigi 13 Stupinigi 14Stupinigi 23 Stupinigi 16

Stupinigi 17

Stupinigi 19Stupinigi 18Stupinigi 20Stupinigi 21Stupinigi 22La Sala da gioco

Stupinigi 24Stupinigi 25Stupinigi 26Stupinigi 27Di autoctono certo ci sono le persone intorno, come si chiameranno gli abitanti di Stupinigi? Con questo toponimo basta un niente per offendere qualcuno. Con la signora del negozio volendo potremmo sederci e conversare fino a sera. Alla sera penserò a lei quando un gianduiotto (Streglio, cioccolato dal 1924) cacciato in bocca come qualunque altro si trasforma in un trip di degustazione, gusto, retrogusto e tutto l’armamentario compreso. Il signore del bar è un allegro stordito talmente desideroso di fare lo splendido con tutti che è capace di rifarlo con la stessa persona senza accorgersene. Due tè a tre euro, ci guardiamo di sottecchi, paghiamo e fuggiamo prima che si accorga dell’errore. Macché, questa non è Milano, con tre euro puoi passarci tutto il pomeriggio, cabaret compreso.