Di Perugia, dintorni e meditazioni italiche

Perugia sta tutta arroccata su e giù. Prendete una di pianura, che frequenta poco la montagna, mettetela in mano a due che anche se non originari di Perugia vi abitano da anni e avrete questa scena penosa di un essere strisciante che arranca dietro a due stambecchi. Questo è il mio approccio con il capoluogo umbro. Ma voi tutti i giorni vi fate questa strada per andare al lavoro? chiedo. Ma no, l’abbiamo allungata per farti fare il giro turistico. Ah be’… Superato il trauma del primo impatto, si capisce che si può fare, in realtà molto più agevolmente che nell’afa di Milano quando l’asfalto sembra una cosa viva che ti si avvinghia alle gambe.

Su cosa concentrarsi per parlare di Perugia? È una città d’arte, ma i due stambecchi lì ne sanno più di me, e poi per questo esistono le guide. È una città morbida, nel senso che non ci sono i picchi alpini ma le forme arrotondate e verdi degli Appennini. Ma la descrizione del panorama lasciamola ai poeti. Io parlerò da viaggiatore, quello che lascia entrare le immagini negli occhi e ascolta i pensieri che ne escono.
Sono le vie, i balconi con i fiori, i pigri gatti che si appropriano dei vicoletti, gli ameni cartelli degli autoctoni,

Perugia 1

Perugia 2

Perugia 3

su su in un crescendo fino alle strutture più audaci e antiche, e così perfette nella loro realizzazione da resistere per secoli agli assalti dell’uomo e della natura.

Maestà della Volte 1

Maestà della Volte 2

Acquedotto medievale

Può essere quella che credi un’allucinazione, che accetti di buon grado: un lupo nella terra di san Francesco; ci può stare, pensi, prima di notare un padrone normale, che come tutti i padroni parla col suo cane, e quello però non gli risponde se non con lo sguardo.

Lupo

Può essere che ti perdi nelle opere splendide della Galleria nazionale dell’Umbria,

Galleria Nazionale Umbria

nell’infinito numero di chiese,

Tempio di Sant Angelo 1

Tempio di Sant Angelo 2

Perugia chiesa

Ex chiesa San Francesco al Prato

Oratorio di San Bernardino

Cattedrale di San Lorenzoin cose che ti inducono un delirio da Voyager come il Pozzo etrusco

Pozzo etrusco 1

Pozzo etrusco 2

(saranno ancora lì a chiedersi quanto si può essere deficienti a non accorgersi di una telecamera di sicurezza proprio puntata verso la mia penosa imitazione di Giacobbo?). O il visibilio provato nei meandri sotterranei della Rocca Paolina, quanto resta di una fortificazione che doveva essere imponente. Storia viva, tanto che temi che a girare un angolo buio ci sia uno della famiglia Baglioni ad accoltellarti, e storia moderna, sembra il set di un film, che si mescolano insieme e quando esci ti senti un po’ stordito.

Rocca Paolina 1Rocca Paolina 2

E tutte queste immagini iniziano a comporsi in un pensiero che prenderà una forma definitiva solo alla fine del viaggio.

Fontana MaggiorePalazzo Gallenga

Nel tardo pomeriggio si alza un vento leggero che rinfranca di tutti i su è giù della giornata. L’azzurro si fa più intenso, i contorni ancora più morbidi, le chiese sembrano trovare il silenzio che spetta loro, qualche traccia di rosa e poi il blu prende il sopravvento.

Perugia sera 1

Non piatto, sfumato, ma blu. Si accendono le luci nei vicoletti, che però mantengono il loro fascino di chiaroscuri.

Perugia sera 2Perugia sera 3Perugia sera 4

Come ogni buon giocatore, Perugia ha calato il suo asso sul finire della partita.

Perugia sera 5

 

La cascata delle Marmore

In viaggio

Io credo sia un nostro diritto, di italiani e di turisti, criticare. Non un inutile giudizio negativo tout court, ma un dire: guarda quanto potresti fare di più, guadagnare di più. Alla stazione dei treni di Terni, mettimi un bel cartellone con scritto Pullman per le cascate, e quando il pullman sembra esserci e sembra dover passare in quell’ora lì, fallo passare. Ti pago dieci euro per entrare, non puoi darmi una miseranda mappa dei sentieri? Non puoi evitare di dirmi che le navette ci sono solo il sabato e la domenica quando non è vero? Devi per forza far pagare 50 centesimi ogni ingrediente in più nel panino? Questa è una maledetta pecca italiana, non saper valorizzare quello che si ha, che non è mica poco.

Ma la natura, si sa, lenisce le sofferenze. Da lontano sembrano fumo, gli spruzzi vaporizzati della cascata. Arrivo che l’acqua si sta chiudendo e fino alla riapertura la cascata è comunque bella. I sentieri sono più agevoli di quanto immaginassi e mi immergo nella bellezza delle forme che di lì a qualche ora cambieranno.

Marmore 1

Marmore 2Marmore 3Marmore 4

Marmore 6

Ho comprato una specie di sacco della pattumiera che passa sotto il nome di impermeabile, o qualcosa del genere, da usare se si arriva a uno dei punti più alti della cascata. Poco prima delle 15 l’altoparlante annuncia l’imminente apertura dell’acqua, preceduta da tre sirene che sembrano quelle delle fabbriche. Il “fumo” ricomincia a farsi vedere, all’inizio giusto una fumatina,

Marmore 5

poi via via sembra che la montagna si faccia un gigantesco cannone (sarà per questo che al negozio turistico vendono anche articoli dei pellerossa?), finché inizi a sentire le gocce, sempre più numerose, e il caldo un po’ afoso viene spazzato via da un vento freddo. L’acqua inizia a ruggire e poi esplode con quella boria di potenza che solo la natura riesce a raggiungere. Ripercorro i sentieri che ora sono affiancati da un fiume che ribolle e le forme di prima hanno lasciato il posto ad altre. Il mio pseudoimpermeabile non regge al vento, anzi, non regge proprio a niente, e io me ne sto lì, mezza bagnata, mezza infreddolita in una delle mie estasi paniche, a ingozzarmi di ogni mulinello, gioco d’acqua, foglia, roccia, ramo nodoso.

Marmore 7Marmore 8Marmore 9Marmore 10Marmore 11Marmore 12

 

Assisi

Assisi 1

Forse bisogna avere una spiritualità diversa dalla mia per trovare san Francesco in questo luogo. Pullman e una quantità impressionante di riproduzioni del santo in vari materiali, con o senza chierica, barba più o meno lunga e nessuno dei suoi adorati animali di contorno. Fortunatamente non è così affollata come me l’aspettavo e le basiliche sono davvero splendide.

Assisi 2

Forse bisogna essere più francescani per non pensare che è veramente imbarazzante dire fai cheese al papà col bambino in braccio e l’affresco dietro. C’è da dire che per quante cose brutte debba aver visto, se si fossero aggiunti anche i moderni cretini magari sarebbe stato un po’ meno francescano anche lui.

Assisi 3

Ma via, dopo le basiliche affrontiamo l’ennesima erta, e nei punti più stretti e isolati si ritrova la bellezza, negli scorci e nei negozi che hanno detto niet alla paccottiglia ed esibiscono oggetti artigianali raffinati.

Assisi 4

Santuario della Spogliazione

Tempio di Minerva

Su fino a Santa Chiara, purtroppo chiusa.

Santa Chiara 1

Santa Chiara 2

Non resta che consolarci con il pranzo. Un’osteria scelta quasi per caso che però va benissimo. No No, davvero, va benissimo, gulp. “Qualunque cosa ti portino, tu non lamentarti”, dico a Dario segnandogli il bersaglio balestrato sopra le nostre teste.

Bersaglio

Si torna a scendere, verso Santa Maria degli Angeli. In quest’epoca ipertecnologica puoi fare tante cose alla velocità della luce, ah sì, tranne quelle più banali. E dunque si può celebrare anche i miracoli laici.

Posta

Il lago Trasimeno

E che ci volete fare, noi lombardi abbiamo negli occhi e nel cuore gli azzurri del lago di Garda e le vette di quello di Como. Così, amici umbri, non friggeteci nella vostra padella più grande del mondo se restiamo perplessi davanti al Trasimeno.

Padella Passignano

Il suo verdino smortino non è l’unica cosa che mi lascia un po’ dubbiosa.

Trasimeno

Monumento agli aviatoriTarga aviatori Passignano

C’è anche una mancanza di turisti, una folla un poco più corposa. Tengono alta la bandiera un gruppone di ragazzini tedeschi. Mangio un meraviglioso pesce misto lago-mare in un locale con lunghe tavolate… ci sono io in un angoletto del tavolone, le due signore del ristorante e il loro fin troppo placido cagnolino. Delusa da Passignano sul Trasimeno? Ma neanche per sogno. Mi addentro per le stradette su verso la Rocca.

Rocca Passignano

Un gatto rosso un po’ arruffato si nega al mio obiettivo ma sembra, voltandosi di quando in quando, volermi accompagnare fino alla meta.

Gatto Passignano

Alzata dell'orologio Passignano

E i pensieri ritornano, in questi strani posti che alcuni costruiscono apposta per far finta di averli e che noi abbiamo qui, già belli e fatti.

Rocca Passignano 2

Passignano 1Passignano 2Torre triangolare PassignanoPassignano 3

Torno in stazione e vedo una statua: e che ci fa Mao qui? Ma ci assomiglia proprio!

Il capostazione Passignano

Divertita, mi butto giù su una panca di legno, sperando che il treno arrivi prima che il sole si sposti del tutto mangiandosi la poca ombra. Siamo io e un ragazzo di colore. Alle mie spalle il bar con il barista che fa anche da bigliettaio. Del bagno neanche a parlarne. Che questi luoghi un po’ da Cristo si è fermato a xy abbiano un loro fascino è fuor di dubbio, però… però è questo disfacimento che ho davanti (così comune a tanti altri luoghi che potrebbe essere ovunque) che ricompone i frammenti dei miei pensieri, le immagini, i brani di conversazione.

Passignano 4

Questi meravigliosi borghi storici quanto vivranno ancora? Quanti saranno disposti a vivere in palazzi dove non puoi avere la macchina sotto casa, dove devi fare le scale e che altro. E se i ragazzi se ne vanno tutti e, abbandonati, questi edifici crollano?
Terni e il suo inquinamento, come in tanti altri luoghi d’Italia, dove le imprese si sono mangiate tutto e se ne sono andate lasciando solo veleni. Mi viene in mente un articolo letto di recente, una delle professioni più richieste sarà il data analyst o qualcosa del genere. Insomma, quell’entità grigia che passa tutto il giorno a spiare te che salti da un sito all’altro, fa il quadro dei tuoi interessi per poi affliggerti per mesi con la pubblicità degli stessi prodotti che hai appena cercato. Con tutto il rispetto per chi lo fa, ma si potrà mai arrivare ai 70 anni della pensione facendo un lavoro così? E le start-up che fanno app che il 90% di esse non ho ancora capito a cosa servono e che tutti cercano di farti credere che ti semplificano la vita. E se uno non vuole fare l’ingegnere, l’informatico, il ricercatore e neanche ha voglia di andarsene dalla sua città, ma sarà libero di farlo?
E allora, se fosse qui il nostro futuro, in queste “cose vecchie” che pochi altri possono vantare? E se le grandi opere a cui tutti i partiti inneggiano fossero tante piccole opere che proteggono la più grande di tutte? Se c’è bellezza, c’è lavoro. Tieniti la tua favolosa app per sapere quanta coda devo fare alla posta (e non ci devo andare lo stesso alla posta?) e ridammi Perugia, le stradine, i borghi e le montagne, che non sporcano, non inquinano e non rincretiniscono come gli smartphone.

Grazie a Paola e Dario che mi hanno ospitato, suggerito, spiegato, trascinato. Senza di loro probabilmente l’Umbria sarebbe rimasta nel cassetto.

Piccole meraviglie a Calolziocorte e Olginate

Calolziocorte è un paese a pochi chilometri da Lecco. Decido di andarci perché anch’esso vanta un lago, un laghetto a dir la verità, e perché al contrario di Lecco è una destinazione sconosciuta. La stazione sul sito dei treni e sulle mappe si chiama Calolziocorte-Olginate, solo la stazione medesima riporta l’unico nome Calolziocorte, forse per un’orgogliosa resistenza all’unione o forse più semplicemente perché Trenord non ha voglia di aggiornare i cartelli. Pensare che la cosa possa portare un po’ di dubbi in chi giunge lì per la prima volta non è contemplato.

Come già successo altre volte, mi trovo in un luogo senza indicazioni e con pochi esseri umani. Non mi resta che seguire la deduzione empirica che l’acqua “ferma” sta verso il basso. Arrivata allo specchio d’acqua che prende il nome di lago di Olginate, formato dall’Adda, vedo che è la pacchia dei ciclisti. Il lago è completamente circondato da una pista ciclabile, e quindi anche pedonabile.

Calolziocorte 1

Ci sono luoghi che si possono definire modesti, è il caso di questi due paesi gemelli, ma sono pur sempre la dimostrazione che anche con un breve viaggio di mezza giornata ti porti a casa qualcosa che non sapevi.

Calolziocorte-bario

Un ponte trafficato ma dotato di corsia pedoni attraversa l’Adda e porta da Calolziocorte a Olginate.

Calolziocorte Ponte

La corsia è in realtà composta da grate che danno direttamente sull’acqua. Memore delle vertigini già provate una volta su queste diavolerie inventate per stoici ciclisti e pedoni, evito di guardare in basso e solo brevemente di lato, un portamento elegante, insomma, sperando di non doversi attaccare alla sponda per ritrovare la trebisonda. Raggiungo Olginate e non posso fare a meno di ridere, quasi silenziosamente ma inevitabilmente. Nonostante i suburbani ogni mezz’ora, nonostante non ci siano quasi più confini fatti di terra, Milano resta una perigliosa realtà di gangster meritevole di strillone.

Olginate 2

Continuo il mio tour.

Olginate Villa dAdda Sirtori CartelloOlginate Villa dAdda Sirtori 1Olginate Villa dAdda Sirtori 2

Un palazzone particolare ma a cui non stavo dando molta attenzione, in realtà un custode di memoria.

Olginate ex filanda

È un ex filanda dell’800 che, come da didascalia, «produceva 17.000 chili di seta finissima l’anno, fermata negli anni Trenta a causa della crisi economica del 1929, dall’avvento della seta artificiale (raion) e della concorrenza della seta greggia giapponese».

L’aria fine della Brianza si è dissolta, o nei tempi di effetto serra che ormai siamo costretti a vivere da anni o nell’afa che nemmeno le montagne riescono a dissipare o forse perché è il microclima proprio dei fiumi. Mi butto giù su una panchina all’ombra e mi abbiocco come un vecchietto. E poi riparto.

Calolziocorte-Olginate 2

La camminata è lunga, il caldo persiste, soprattutto quando il sentiero si allontana dall’acqua e costeggia da vicino i campi ma la circumnavigazione si compie, il cerchio si chiude sul ritorno a Calolziocorte.

Calolziocorte-Olginate

Ed è da questo giro che scopro un vero gioiello: il santuario di Santa Maria del Lavello,

Santa Maria del Lavello 1

Santa Maria del Lavello 3

con i resti sotterranei della prima chiesa romanica

Santa Maria del Lavello 2

L’affresco di fine 1400 inizio 1500 Annunciazione

Annunciazione

quello di fine 1400 (ex voto) Madonna in trono con bambino e donatori

Madonna in trono con bambino e donatori

Ciò che resta dell’abito della Madonna

Santa Maria del Lavello Reliquie

Tra gli usi di queste reliquie, commovente la spiegazione: «Durante le due Guerre Mondiali, le “reliquie” vennero prelevate dai militari destinati al fronte per implorare il ritorno.»

Ed eccomi di ritorno alla Stazione Garibaldi. Il tunnel è completamente ricoperto di murales. Nella maggior parte che non incontra il mio gusto, trovo i miei preferiti.

Murales Garibaldi 1Murales Garibaldi 2

 

Venezia e le contraddizioni

Venezia

Sono stata a Venezia in tempi remoti, per il Carnevale. Quando arrivammo in una Santa Lucia straripante folla, la prima cosa che vidi era una persona di Milano. Mi venne da ridere: il mondo non sempre è così grande. Le maschere erano bellissime. Non ho mai più rivisto costumi così. Arrivammo in piazza San Marco e lì ci perdemmo. Anzi, mi persi. Mi fermai a fare una foto. Lo confesso a distanza di tre decenni: forse lo feci volutamente, forse ci sarebbe stata la possibilità di mettersi in un piccolo spazio e aspettare. Invece gettai la spugna troppo presto e mi defilai in una calle. Ho un ricordo di Venezia di una bellezza che non saprei definire, con sotteso qualcosa di contenuto, come se la gioia non potesse esplodere nemmeno in quell’occasione. Insieme a due mute e struggenti maschere, l’altra immagine che rimane in me la trovai in questa calle: un bambino sul triciclo che si lanciava giù da una discesa che terminava proprio a ridosso di un canale. La nonna attenta ma non ansiosa, il bimbo che frenava con i piedi giusto in tempo. Scene che ho rivisto in altri luoghi. I bimbetti di Livigno impavidi sui loro minuscoli sci e senza racchette. Il piccolino di Bagolino che ancora malsicuro sulle gambette sfida la pendenza fatta di sassi. I ragazzini di Genova che si tuffano dallo spuntone non abbastanza in mezzo al mare per poter essere definito sicuro. E io che li guardo, tra l’impulso di fermarli e ammirazione. Piccoli d’uomo che imparano a vivere nei loro habitat. Non sono più tornata a Venezia. La ritrovai anni dopo riflessa nella lucida seta di sontuosi tessuti di un’azienda sul Canal Grande, colori vividi e disegni antichi ma sempre buoni perché senza tempo. E dopo altri anni ancora nei sogni realizzati o non dei newyorchesi. Sorridevano quando sentivano che ero italiana e mi parlavano di Venezia. Avrei voluto dire che c’era altro in Italia ma Venezia era nei loro occhi e allora tacevo. Magari tra le altre immagini avevano anche quelle di Like a virgin. E io tra le altre di New York avevo quelle di Papa don’t preach. Eravamo pari.

Venezia non la puoi ignorare, anche se non ci vai. Così la vedi nei reportage dedicati alla sua decadenza, alle botteghe storiche che muoiono, ai maestri vetrai che chiudono. Nelle navi da crociera che la sovrastano sprezzanti e nelle vicende del Mose: i mostri della laguna. Nei turisti che la sfregiano con comportamenti animaleschi. E ultimo in ordine di tempo, il bell’articolo di Tiziano Scarpa “Noi veneziani? Non stiamo serenissimi” (7, 22/2/2018). I veneziani se ne vanno in massa e non sono i turisti a poter perpetuare l’identità di una città, Venezia muore. Anche lui menziona il turismo low cost. Avevo già letto il pensiero di un economista in merito: l’elettrodomestico può essere low cost, Roma no. Se servisse a salvare le bellezze naturali e artistiche del mondo, si potrebbe anche trattenere la smorfia di disgusto e accodarsi a questo pensiero retrogrado che le cose belle devono essere fruibili solo dai ricchi. Ma guardiamo in faccia la realtà: le nostre città non sono a buon mercato e il turismo è fatto per buona parte di gente coi soldi. Quindi lasciamo perdere questa idea che signori si può anche diventarlo, più che di low cost si dovrebbe parlare di turismo low burini density. Il turismo uccide Venezia ma come potrebbe vivere Venezia senza turismo? Chiudiamo le paninerie, solo ristoranti di lusso, oppure no. Togliamo i b&b e lasciamo solo gli hotel tipo il Danieli, oppure no. Togliamo i negozi di paccottiglie (che tanto sui tv a schermo piatto la gondola non ci sta) e lasciamo solo artigianato di alto livello, oppure no. La gente non cerca più la cultura a Venezia, facciamo eventi culturali. Tutto insieme sembra una gran contraddizione e risposte precise non ce ne sono. E sarà un caso eclatante per quanto è strana Venezia ma non è l’unica in Italia che si dibatte in queste contraddizioni. Ma queste morti non sono mai improvvise, partono sempre da lontano, e noi più che medici in prima linea sembriamo quelli che prendono la seggiolina e si mettono a pregare vicino al malato, sempre ad aspettare un miracolo.

Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare, 
la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi, Venezia, la vende ai turisti, 
che cercano in mezzo alla gente l’Europa o l’Oriente, 
che guardano alzarsi alla sera il fumo – o la rabbia – di Porto Marghera…
Venezia è anche un sogno, di quelli che puoi comperare, però non ti puoi risvegliare con l’acqua alla gola e un dolore a livello del mare…
(Venezia, Francesco Guccini, 1981)

Roma. Veni, vidi, non vici

1 Roma Piazza NavonaE quindi a Roma andai. Va be’, e allora? E allora così, mezzo secolo di vita prima di andare nella capitale. Ma quella è la città eterna, può anche aspettare. Lei sì, io magari eterna non lo sono mica tanto. Però questa è la conferma che devono essere i luoghi a chiamarti. Non lasciare che sia Tizio o Caio o qualche pubblicità a dirti di andare in un posto, tu siediti lì e vedrai che sarà lui a palesarsi. Ma a me da Roma non è mai arrivata nessuna chiamata. Però se sono le persone a chiamare, si va. Ma caput mundi non mi ha voluto abbracciare, come se sentisse che non l’amavo abbastanza. Ci ho messo una quindicina di giorni per scaricare le foto e mesi per scrivere questo post. Però non è stato tempo perso perché intanto ci ho ragionato su a questa non-emozione. È la città più bella del mondo, dicono tutti, e bella lo è, anche se non del mondo intero.

27 RomaSono partita con in testa le polemiche che si trascinano tuttora sul suo degrado. Ma lei non è degradata, non dove l’ho vista io almeno, e ovviamente senza abitarci, perché solo quelli che vivono lì possono dire come stanno le cose. Bisogna stare attenti con le parole, bisogna calibrarle perché se no non fai un buon servizio, né alla città che dici di voler salvare (te pichi perché te vöri ben) né alla tua credibilità di giornalista o quel che sei.
E allora ci penso. Piazza di Spagna non mi è piaciuta e basta. Senza contare che ho capito appieno i sentimenti di Nietzsche verso il cavallo maltrattato. Certo, qui non si permettono di picchiarli pubblicamente ma basta guardare questi cavalli per vedere in loro una profonda infelicità, un malessere animale che mi ha contagiato: non ci vuole molto, visto che anche noi siamo animali. Non c’è niente del poetico affetto di Aldo Fabrizi per la sua bestia ne L’ultima carrozzella, e allora pigliatevi un trenino come fanno nelle altre città per portare in giro quella massa di idioti che ancora si divertono con le “cose” vive.

Ma le fontane, Dio, quanto sono belle le fontane di Roma.

2 Fontana della barcaccia3 Fontana del tritone4 Fontana di Trevi5 Fontana di Trevi6 Fontana di TreviPiazza Navona è uno squarcio di bellezza assoluta,

7 Fontana del Nettuno8 Fontana del Nettuno9 Fontana dei quattro fiumi10 Fontana dei quattro fiumi11 Fontana dei quattro fiumiil Colosseo è storia così viva che è meglio che non ti venga in mente cosa facevano lì dentro, e infatti preferisco pensare al micione rosso Romeo, er mejo gatto der Colosseo.

12 ColosseoI Fori Imperiali vorresti buttartici dentro e poi, finalmente, sono una zona pedonale.

14 Fori Imperiali15 Fori Imperiali16 Fori Imperiali17 Fori ImperialiE Trastevere, vecchio e intatto abbastanza da respirare Roma. E in mezzo scorre il fiume, beate le città che almeno hanno un fiume.

18 Roma Tevere19 Roma TevereStoria storia e arte arte, anche troppa, sale mica l’ansia che devi andare e andare?

13 Roma20 Stadio di atletica in muratura21 Bocca della Verità22 Castel Sant Angelo23 Corte di Cassazione24 Roma25 Roma26 Roma28 VaticanoE film e film, tanto che ogni angolo ti appare come se l’avessi già visto.
Roma non ha fatto la stupida, io sì, persino da preferire la nostra amatriciana e la nostra carbonara. Allora cos’è questo silenzio dentro? Forse è la risposta alla mancanza di silenzio fuori, non necessariamente assoluto, solo un momento di rumore attutito. Non sono riuscita a stare da sola neanche un attimo, perché la solitudine non è una totale assenza di persone ma una totale assenza di invadenza che duri almeno qualche minuto, quel tanto che basta perché ti arrivino le emozioni. Bastoni da selfie in faccia, di quelli che li vendono e di quelli che continuano a farsi così tanti selfie che Roma la vedranno a casa, dietro alle loro spalle, comitive di turisti assonnati, cento e più che ti devi fermare per farli passare, qualche pirla che deve per forza interporsi tra te e quello che stai guardando proprio in quel momento se no gli viene la tigna, perché a lui delle emozioni non gliene frega niente, lui deve masticare e basta. Roma se la mangiano viva tutti.

Forse ci vuole un’alba a Roma, un’ora di solitudine da restituire alle statue e alle pietre perché possano parlarti.

29 Castel Sant Angelo30 Castel Sant Angelo31 Castel Sant Angelo

Andar su per Superga

Inizi a vederla da lontano. Di qui le cime alte e bianche, di là le colline di Torino. Ma è quando superi l’ultima curva che appare come la scena d’apertura di un film, o un sipario che si alza di colpo sul palcoscenico. Appare all’improvviso e imponente, perché sorge ancora un poco più in alto della strada. In realtà non è enorme, ma sovrasta.

Superga 1Un gatto nero se ne sta dietro alle panchine occupate dalle persone, amabile e pur così superGamente felino, indifferente al panorama che gli sta alle spalle, più interessato a presidiare l’accesso alla basilica.

Gatto SupergaSeicentosettantadue metri sopra il livello del mare, non molti ma abbastanza per sentire l’aria fredda, molto più fredda di quella della pianura. Monti bianchi a semicerchio, Torino sotto e sentieri intorno.

SupergaSuperga ConventoA Superga si visitano la basilica, le Reali tombe dei Savoia, gli Appartamenti reali e poi c’è la salita alla cupola. Le reali tombe e gli appartamenti si fanno solo con visita guidata, bellissimo per chi le ama, pessimo per chi ne è anarchicamente refrattario. In ogni caso, 45+45 = 90 minuti di freddo intenso, quello delle cripte, quello degli appartamenti. Vietatissimo ovunque fare le foto. Mi parte un flash senza volerlo

Superga Scalonee sono l’unica ripresa in mezzo a tutti gli altri che scattano centinaia di foto di nascosto. Balbetto “un mi scusi, non pensavo che anche la scala…”, lasciamo perdere, questa malasorte da Paperino me la porto dietro fin dai tempi della scuola. Le cripte sono veramente belle. Marmi, ori, statue soavi e commoventi o severe, ricami intessuti nella pietra, sono questi che mi fermo a guardare e riguardare cercando di coglierne il segreto. Vorrei tanto fargli una foto, senza flash naturalmente, ma il Maestro dalla penna rossa, lì, mi tiene d’occhio, perdendosi così l’altra trentina di furbetti. La maestosità che veste il misero destino che ci accomuna tutti non mi impedisce di pensare ai neoborbonici di cui sono venuta di recente a conoscenza: tanti Savoia morti farebbero la loro letizia, probabilmente. Il Maestro riporta la mia mente all’ordine con una storia tanto avvincente quanto poco cristiana e sicuramente per nulla adatta a un santo. Nella seconda metà del 1800 viene emanata la legge sulla soppressione di alcuni ordini religiosi. Don Bosco dirà ai Savoia che ciò non porterà bene alla loro famiglia. Il risultato è che in quella stanza, tra le altre tombe, quattro, tra cui quelle di due bimbetti, sono state occupate nello stesso anno dopo che queste parole vennero pronunciate. Pare la chiamino profezia, io la chiamerei in un altro modo.

In queste cripte si trova anche Vittorio Amedeo II, a cui si deve l’invenzione dei grissini. Da piccolo non poteva digerire la mollica del pane, così il medico di corte chiese al cuoco di poter rimediare in qualche modo. Tira la pasta, tirala ancora, ed ecco i grissini, buoni anche più del pane.

Pochissimi minuti di aria, un’occhiata al chiostro

Superga Chiostroe poi via, si riprende con gli appartamenti. Le stanze non sono molte e di non molto pregio. Bei quadri, bei mobili, ma non eccezionali. Interessante ritrovare anche qui, come nel duomo di Avellino, il più economico legno lavorato a mo’ di marmo. Non so come facessero, ma se non ci fosse qualcuno a dirlo o se non si appoggiasse la mano trovando con sorpresa un certo calore anziché il freddo della pietra, davvero non ci si accorgerebbe della differenza.
Nell’ultima stanza il gelo si intensifica appena varcata la porta. Chi è più fantasioso e non imputa la causa a mere logiche tecniche tipo la mancata esposizione al sole o che altro, può immaginare che sia il soffio ghiacciato di un fantasma sabaudo che ti passa accanto, fiero e seccato di quell’intrusione di visitatori che battono i piedi per ritrovare un po’ di sensibilità, giusto quel poco che basta a reggersi ancora in posizione eretta. Io vacillo, ma anche il Maestro dalla penna rossa cede sotto una domanda inaspettata: come mai le porte sono fatte così? Sembra balbettare come me prima davanti allo scalone, pare voler ribattere: ma che saran domande da fare queste? Invece imbastisce seduta stante una spiegazione. Sbagliata, signor Maestro. Potrei innescare una diatriba tra penne rosse, anche io lavoro col rosso, sa? E sa che i suoi colleghi hanno dato un’altra risposta, più plausibile, alla stessa domanda? Piccola vendetta lombarda contro il savoiardo senza zucchero. Ma no, queste persone (e spero proprio non siano volontari come hanno detto) sono davvero brave.
Visita finita, mi giro verso la stanza e chissà che qualche Vittorio Emanuele o Francesco non abbia ricambiato il mio saluto.

Il tempo rimasto è poco, verrebbe voglia di godersi questo imbrunire dall’alto,

Torino Serafermarsi a guardare il grande fiume che intesse la città, ma si deve volare su alla cupola. 131 scalini, se ricordo bene, che si rincorrono stretti in una chiocciola sempre più stretta, volare si fa per dire dunque, ché anche a un piccione verrebbe un gran giramento di testa. Belli i campanili quasi a portata di mano.

Superga CampanileBelle le montagne che permettono di vedere ancora un po’ di neve bianca nel cielo già quasi del tutto nero. Bella Torino giù sotto con le sue luci, anche quelle che affiancano il Po che ormai non si vede più, quasi come una pista aerea.

Torino da SupergaSuperga PiazzaleSuperga Notte