Ottobre rosso, ma anche arancio e giallo…

In questo ottobre anomalo per il caldo, due giorni di colori intensi.
Rampicanti rossi che si intrecciano agli alberi, da lontano sembrano una cascata di fiori.

Milano 29-10-17La sera il cielo esibisce potenza.

Milano 29-10-17 1Milano 29-10-17 2Milano 29-10-17 3Dico di quest’ultima foto che sembra un Van Gogh, poi sentirò che altri parleranno dell’Urlo di Munch e di impressionisti. Già, questo cielo di Milano del 29 ottobre 2017 rimbalzerà per tutto il web abbastanza da arrivare anche in tv. Sfortunatamente non siamo dei privilegiati, gli esperti smorzeranno un po’ gli entusiasmi spiegando che è stata una combinazione di umidità e, soprattutto, polveri.

Questo autunno deve essere visto, bisogna proprio buttarcisi in mezzo. Me ne vado a cercarlo là dove prende il romantico nome di foliage. Arrivo a Domodossola e prendo il trenino della Vigezzina Centovalli, che arriva fino a Locarno. Ci sono i treni panoramici col supplemento di 1,50 euro e poi gli altri. Certo, il panoramico è più elegante ma va bene anche l’altro, se non è affollato si vede molto bene. Lo spettacolo dei gialli era già iniziato sul treno Milano-Domodossola, dal lago Maggiore in su, con questo trenino ci si tuffa proprio in mezzo.

Vigezzina Centovalli 1Vigezzina Centovalli 2Vigezzina Centovalli 3Vigezzina Centovalli 4Vigezzina Centovalli 5Vigezzina Centovalli 6Mi fermo a Santa Maria Maggiore, in Valle Vigezzo,

Santa Maria Maggiore 1Santa Maria Maggiore 2dove c’è il Museo dello spazzacamino, aperto solo il sabato e la domenica. Una figura che si trova anche su altri palazzi.

Santa Maria Maggiore 5Santa Maria Maggiore 3Santa Maria Maggiore 4Santa Maria Maggiore 6Santa Maria Maggiore 7

Santa Maria Maggiore 8Santa Maria Maggiore 9

Santa Maria Maggiore chiesaSanta Maria Maggiore 10Fosse stato inverno, un po’ mi sarei inquietata…

Santa Maria Maggiore 12La Valle Vigezzo è chiamata anche Valle dei pittori. Proprio qui a Santa Maria Maggiore c’è la Scuola di belle arti Rossetti Valentini. Il monumento che li celebra:

Santa Maria Maggiore 11Santa Maria Maggiore 14Santa Maria Maggiore 15Santa Maria Maggiore 16

Scotland, «with the words “I love you” rolling off my tongue»

E così eccomi ancora qui, in questa Edinburgh che mi sorride per la terza volta, come in un abbraccio di bentornata tra chi non ha mai smesso di pensarsi. Il tempo di lasciare i bagagli, cambiare i vestiti del caldo opprimente di Milano e le corro incontro, riconoscendola in alcune cose e scoprendola in altre.

Edinburgh 1Edinburgh 2Edinburgh 3Edinburgh 4Grida di gabbiani e suoni di cornamuse, quelli registrati che escono dai negozi di tartan e quelli dei suonatori in carne e ossa. Attraverso il Waverley Bridge e poi su, in salita verso il Royal Mile in un’euforia di lane a scacchi e whisky. Il tempo è bello e verso il tramonto ritrovo i colori del cielo scozzese che sfumano in mille tonalità. La bellezza della città e l’amichevole pacatezza della moltitudine di persone diffondono un gran senso di sicurezza.

Edinburgh 5Edinburgh 6Edinburgh 7Edinburgh 11Qui gli unici a lasciarsi andare ad atteggiamenti scomposti sono i gabbiani in cerca di cibo.

Edinburgh 12Edinburgh 13Mi ritrovo in mezzo ai tour serali sulle orme di streghe e fantasmi. Avevo messo in previsione per divertimento uno di questi giri o quello nei sotterranei ma adesso che vedo gli animatori in azione cambio idea. Un po’ troppo turistici, un po’ troppo finti per i miei gusti. Magari i sotterranei, penso, ma non ci riuscirò perché la smania di panorami aperti mi dominerà per tutta la vacanza, sempre troppo breve per questi luoghi di cui non ne ho mai abbastanza.

Edinburgh 8Edinburgh 9Edinburgh 10Il giorno seguente è Inchcolm Island, un’isola riserva naturale nel Firth of Forth, circa quaranta minuti fuori da Edinburgh. Il battello parte da South Queensferry, dove ci si arriva col bus, l’unica mia situazione di inquietudine in terra scozzese. I meccanismi linguistico-matematici del mio cervello si producono in un disperato lavoro per tutta la strada che mi porta a St Andrew Square. Perché qui i ticket si possono comprare solo a bordo, quindi devo dire all’autista dove vado, lui m’arrota una cifra, io devo contemporaneamente tradurla e, la parte peggiore, trovare le monete giuste, perché il resto non viene dato. Di solito faccio passare tutti avanti ma poi arriva sempre qualcuno dietro di me e così, settata sull’isteria milanese, mi aspetto improperi, che in realtà non arrivano mai. L’unica occasione di sudare in Scozia è questa.

In attesa del battello, passeggio su e giù da Queensferry,

South Queensferry 1Black Castle South Queensferry

South Queensferry 2South Queensferry 3South Queensferry 4South Queensferry 6ritrovo sorridendo l’aroma che io chiamo odore di Inghilterra. L’ho nominato così perché la prima volta che ho messo a fuoco che era un che di ricorrente stavo camminando in una stradina di Dover. Aleggia in ogni città, non ho mai capito cosa sia ma sembra completare l’insieme interpellando anche l’olfatto oltre che la vista e l’udito. Bevo un cappuccino che è persino meglio di quelli italiani (e ci tengo a dirglielo). Il paesaggio non è tra i migliori ma i tre ponti hanno un loro fascino. Osservo il treno che ci passa sopra e con un senso di vertigine spero di non ritrovarmici mai nei miei prossimi spostamenti.

South Queensferry 7Dalla guida del battello apprenderò che purtroppo un incidente ferroviario c’è stato, si sono perse molte vite che sono andate ad aggiungersi agli operai morti nella costruzione del ponte. È triste pensare che ad ogni grande opera corrisponde sempre un altrettanto grande sacrificio.
E poi via, ad affrontare il freddo della navigazione all’aria aperta. Perché lo faccio? Perché attraverso l’Europa e affronto pioggia e vento freddo? Anche per loro, the seals and the puffins, foche e pulcinelle di mare. Non posso non pensare alle Shetland, dove arrivai quando ormai i puffins se ne erano andati. Anche su questa bella isola le pulcinelle si negheranno alla mia vista ma in mezzo al mare, sdraiate su una piattaforma, una con una pinna alzata come in un saluto, vedrò le foche e ancora una volta sarò invasa da una gioia fanciullesca.

Verso Inchcolm IslandInchcolm Island 2Inchcolm Island 1Inchcolm Island 3Inchcolm Abbey 1Inchcolm Abbey 2Inchcolm Abbey 3Inchcolm Abbey 4Inchcolm Abbey 5South Queensferry 8Mercoledì, in calendario ci sarebbe lo Scottish Seabird Centre di North Berwick ma piove e il cielo non lascia presagire nessun cambiamento. Così decido di restare nei dintorni. Rosslyn Chapel nel paesino di Roslin, 45 minuti da Edinburgh.

RoslinQui la storia si respira forte come nel resto della Scozia, una storia affascinante per chi ha voglia di studiarsela. Ma credo che la chiesa sia più famosa per essere menzionata nel Codice da Vinci. I proprietari erano la famiglia Saint Clair e chi ha letto il libro avrà già capito tutto. Così puoi prendere il depliant e sulle orme di Robert Langdon andare a caccia delle figure da decifrare. Risultato? Testa giù allo spiegone, testa su alla ricerca di statue e incisioni, le persone si accalcano muovendosi a un ritmo lento e disordinato, non si è moltissimi ma abbastanza per riempire la cappella non tanto grande e fioca e renderla così piuttosto claustrofobica. Sento un unico caciarare, famigliare. Seduti sulle panche al centro un gruppo di “raga” (quando finirà questa moda di chiamarsi a gregge 100 volte al secondo con questo termine insopportabile?) italiani fanno un baccano infernale, come del tutto inconsapevoli di essere in luogo sacro. L’arte è arte ma mi è inevitabile plaudere a chi riesce a fare un mucchio di soldi con il decimo del nostro patrimonio artistico. Tante grazie a Dan Brown e saluti a Leonardo da Vinci, che poi le nove sterline d’entrata le ha portate lui.

Rosslyn Chapel 1Rosslyn Chapel 2Rosslyn Chapel 3Rosslyn Chapel 4

Rosslyn Chapel 5Rosslyn Chapel 6Rosslyn Chapel 7Rosslyn Chapel 8He’s a good boy, dice il muratore del suo cane che gli tiene compagnia sul furgoncino. L’espressione mi fa ridere, lo scozzese ride di rimando e il piccolo irsuto nonostante la timidezza sembra gradire il clima di festa.

Tempo per la seconda meta: Lauriston Castle. Senza nemmeno averlo programmato, l’autobus è lo stesso, il 37, ma fino all’altro capo della città, direzione Silverknowes. È difficile vedere edifici brutti a Edinburgo, ma qui pare che qualcuno abbia deciso di cimentarsi in un’eccezione. Un paio di palazzoni spezzano l’estetica, confinati ai limiti della città. L’autista sembra non conoscere Lauriston Castle e le strade non lo segnalano. Me la prendo un po’ con me stessa per la mia tendenza ad uscire dai circuiti più noti. Mi dirigo al primo edificio a portata di mano e appena arrivo a un punto un po’ più alto della strada, il panorama mi si apre davanti inaspettato.

1La vista mi ripaga dei pochi secondi di malumore. Un campo da golf verde smeraldo scende verso il mare. Il cielo è tornato azzurro. Anche il signore del golf club non conosce il castello e quindi per intuizione prendo la via verso il centro abitato

2e riesco ad arrivarci.

Lauriston Castle 1Lauriston Castle 2 Lauriston Castle 3Lauriston Castle 4Lauriston Castle 5Passeggiando nel parco,

Lauriston Castle 7Lauriston Castle 8Lauriston Castle 9Lauriston Castle 10Lauriston Castle 11Lauriston Castle 12capisco che sui sentieri pedonali ci si saluta e si sorride. Succederà ancora.
C’è un posto che desideravo tanto rivedere: Portobello Beach, e in questa mia giornata dedicata agli Edinburgh’s burghs mi sembra l’ideale per chiudere. Il sole è caldo e il maglione dà fastidio ma soprattutto è troppo luminoso e smorza i colori intensi che ricordavo. Di ritorno dalle Shetland mi ero seduta lì a guardarli, senza nessuna voglia di tornare a casa perché quei blu non li trovi vicino, forse altri, ma non quelli. Ma il tempo varia in continuazione in Scozia, basta aspettare e ognuno troverà i colori che preferisce.

Portobello 1Portobello 2Portobello 3Portobello 4Portobello 5St. Abb’s Head è stata una meta entrata inaspettatamente alla fine del programma che mi ero fatta. Guardavo la cartina in modo random ed ecco che vengo attirata da questa località segnata su una punta. So che non è facile arrivarci e parto con la speranza di farlo ma preparata anche a non riuscirci. Perché tanto nulla è mai sprecato qui, ne vale la pena anche solo il paesaggio che si vede dal finestrino.

123Pullman fino a Coldingham e poi si vedrà. Perdo l’altro autobus per un soffio. Una signora per strada quasi spegne le mie speranze: la strada è lunga e il sentiero brutto. C’è un pub, un ristorante? No, uno forse, non c’è molto a Coldingham. La signora è gentile ma eccessivamente pessimista. Anche nelle località più sperdute, qualcosa c’è sempre. E comunque un ristorante ce l’ho dietro alle spalle. Questa imponente signora è più ottimista e mentre frigge scampi e chips riaccende le mie aspettative. Non è impossibile quindi? No, it’s not impossibile, you can. Yes, I can, penso e intanto mi guardo intorno.

Coldingham 1La testa di cervo non mi piace, ovviamente, ma il resto sì. Mi abbasso a prendere la borsa e vedo che il tavolo ha le gambe come le vecchie macchine da cucire Singer, con tanto di scritta, anche mia nonna ne aveva una così.

Coldingham 2Troverò poi un paese con questo nome lungo la Scotland Railway. Mi chiedo quindi se questa cosa che ho avuto sotto gli occhi tutta la vita, talmente comune da non chiedersi neanche da dove venisse, che tutti abbiamo sempre chiamato “Singier”, non venga poi da un angoletto scozzese e che di conseguenza si pronuncia “Singher”. Finiti gli scampi, prendo la direzione verso Senebs, ho quasi imparato a mangiare via tutte le lettere “superflue”, non prima però di avere dato un’occhiata alla Priory.

Coldingham 3È interessante notare che Coldingham …had trading links with England and into the continent as far as Florence.

Coldingham 4Mi immergo nel paesaggio, la strada è normale e sicura per il marciapiede.

Coldingham-St Abbs 1Coldingham 5Coldingham-St Abbs 3Coldingham-St Abbs 2Arrivo a questi cartelli e penso che sia quello il sentiero che diceva la signora pessimista. Mi addentro ma non me la sento di proseguire: isolato, scivoloso, gli alberi si chiudono sempre più e l’erba alta restringe ad ogni passo il cammino tracciato.

Coldingham-St Abbs 4Coldingham-St Abbs 5Coldingham-St Abbs 6Torno indietro e riprendo la strada, mezz’ora di cammino e St Abbs’ Head arriva, non è stato impossibile. Guardo la scogliera che si inerpica, in alcuni punti il sentiero si restringe. Si può scivolare in mare? No, al limite fai un ruzzolone e ti fermi. Ce la puoi fare? E sarà mica questo a fermare un highlander. Forse inizio a capire perché amo la Scozia, risveglia il delirio di onnipotenza in noi fisici mediocri.

St Abbs Head 2St Abbs Head 1St Abbs Head 3St Abbs 7St Abbs Head 6St Abbs Head 4Il ritorno lo faccio verso Berwick upon Tweed. Sull’autobus sale un ragazzo con un levriero, è abbastanza vecchio da essere indifferente a tutto. Mi fa venire in mente qualcosa, poi mi ricordo che dalla signora ottimista degli scampi c’era un cartello che diceva di adottare i greyhounds che non possono più fare le corse, altrimenti sono destinati a una brutta fine. Forse è uno di quelli. Il ragazzo sembra un po’ sballato ma magari è uno di quegli esseri umani che controbilancia le meschinerie degli altri simili.

1In un atto di abissale ignoranza, sono convinta che a Berwick upon Tweed ci sia solo il Tweed, che effettivamente trovo. Nemmeno il cartello spiagge mi induce a un dubbio, convinta siano le spiagge del fiume. Poco male, dietro i resti delle storiche mura pedonabili

Berwick upon Tweed 4Berwick upon Tweed 5Berwick upon Tweed 1Berwick upon Tweed 2Berwick upon Tweed 3la sorpresa è così ancora più grande.

Berwick upon Tweed 6Berwick upon Tweed 7Berwick upon Tweed 8Berwick upon Tweed 9Venerdì, per mescolare bello al bello lascio il mare per il lago. Prima tratta Edinburgh-Glasgow.

100_4908Sul binario a Edinburgo avevo visto un cartello in doppia lingua. Era solo il primo di quelli che su questa linea connotano tutte le stazioni da qui a Glasgow che riportano i nomi dei paesi anche in gaelico. Mi metto a fotografarli, come se portandomi a casa una lingua antica che è solo loro potessi appropriarmi ancora di più di questa terra.

12Qualche minuto per uscire dalla stazione e guardare in faccia Glasgow.

Glasogow 1E poi di nuovo treno alla volta di Balloch, Loch Lomond, nel Trossachs National Park. Sale un signore con canna da pesca e pantaloni impermeabili. Quanti ne può accecare con quell’arnese? Quanto può puzzare sul viaggio di ritorno se la pesca è stata proficua? Sull’ultima domanda mi giunge già la risposta. Arrivo affamata e mi sembra che il salmone affumicato faccia al caso mio. Assaggio la salsa che lo accompagna in una tazzina e me ne ritraggo inorridita. Non riesco a capire nemmeno un ingrediente ma neanche un ingrediente mi sembra commestibile. A bordo lago la Sweeney’s Cruises sta attendendo. Non l’avevo messa in programma a tutti i costi ma pure questa è una delle fortune di questo viaggio. E così ancora una volta mi trovo a sfidare il gelido vento della navigazione e ad ascoltare storie di castelli e pescatori e… che ha detto?

Loch Lomond 1Loch Lomond 2Sean Connery? Dove? Accidenti, mi sono distratta a fare le fotografie, ma comunque il senso è che lì, sull’isola, ci è venuto o ci viene ancora. Aguzzo lo sguardo come per le foche ma Sir Connery sembra più essere un puffin, non si vede.

Loch Lomond 3Loch Lomond 4Loch Lomond 5Loch Lomond 6Loch Lomond 7Loch Lomond 8Sbarcata, prendo il sentiero del bosco che costeggia il lago. C’è una pace bella e rara.

Loch Lomond 9Loch Lomond 10Loch Lomond 11Loch Lomond 12Gli alberi si diradano verso destra e in cima a una collina appare un castello. Dal verde scuro dei boschi resto quasi abbagliata dall’intensità di quello del prato.

Loch Lomond 13Loch Lomond  14Un giovane cocker sta correndo come un matto su è giù dall’altura e io credo di capire molto bene perché lo fa.

Loch Lomond 15Loch Lomond 16Loch Lomond 17Loch Lomond 18Giro intorno al castello e se non fosse per l’auto (su cui sventola la bandiera scozzese) potrei pensare di essere precipitata in un’apertura temporale. Un vero scottish tira fuori la cornamusa e si avvia verso il prato.

Loch Lomond 19Non riesco a resistere e gli chiedo se mi fa sentire suonare anche solo un secondo. Mi spiega che certo che suonerà, è venuto lì ad esercitarsi perché c’è un folk festival a Balloch. Quell’accidenti di pioggerella si tramuta in acquazzone. Mentre io stolidamente cerco di ripararmi con un ombrello che cede alle raffiche di vento, lui va a prendere un semplice basco di lana azzurro. Non sono ancora un’highlander a sufficienza e mi vedo costretta a dire addio al mio bagpipe player.

Loch Lomond 20Loch Lomond 21Non posso fare a meno di notare l’efficienza dei mezzi di trasporto. Balloch-Glasgow è quasi più una metro che una linea ferroviaria. Il signore della biglietteria mi ha procurato un convenientissimo Return ticket che ha solo una restrizione: non si può usare nelle ore di maggiore afflusso tra Glasgow e Edinburgh, 16-18. Poco male. Mi ricordo di non essere stata colpita favorevolmente da Glasgow quando nel mio primo viaggio ci passai in mezzo su un pullman diretto a Loch Ness e adesso, coi piedi per terra, la sensazione è la stessa. I palazzi sono belli ma i dintorni della stazione, contrariamente alla Waverley, sono mal popolati. Il traffico intenso non ha l’allegria di quello di Edinburgh.

Glasgow 2Potrei andarmene anche subito ma ho fame. Trovo un mesto locale semideserto con altrettanto meste cameriere. Panino chicken & bacon. Grande o piccolo? Piccolo. Che pane vuoi? Guardo le figure con cinque o sei panini diversi. Hearty Italian, andiamo più o meno sul sicuro. Cosa ci vuoi dentro? Oh, che cavolo, vorrei dirle, sono stanca e bagnata, ti ho detto chicken & bacon come c’è scritto lì. Ma quella conduce il mio sguardo all’infinità di vaschette del bancone. Insisto col mio pollo e pancetta ma quella non demorde. Sauces? Che te possano accecà… mayonnaise, please. Finalmente ho il mio panino avvoltolato in modo sgraziato in carta oleata e mentre mi sbatto giù su una sedia da cui ho tolto una quantità di briciole che sembrano lì da Maria Stuarda, capisco perché insisteva sulle alternative. Un signore ha voluto un enorme sfilatino e si sta facendo mettere dentro di tutto. Inizio a mangiare augurandomi che il mio sistema immunitario non ceda. Ma ecco la magia: il panino è di una bontà squisita. Un giovane di colore entra urlando qualcosa, la cameriera gli porge dei tovaglioli di carta, quello si asciuga la faccia e resta il tempo necessario per proclamare: God bless America, God bless Trump. Nessuno sembra scomporsi più di tanto e anch’io, dopo il primo sconcerto, pragmaticamente mi chiedo perché Trump e non the Queen. Il panino è troppo small. May I have another, the same, please? Quella ricomincia la litania, la faccio contenta con una fetta di formaggio. God bless Scotland.

Sul treno di ritorno penso alla mia immersione nella Scozia interna. Loch, castelli, Sean Connery, il bagpipe player che stasera ci darà dentro, almeno finché riuscirà a distinguere tra l’ancia e la fiaschetta di whisky. E io con questa non ho nessuna speranza di essere accolta tra gli highlander.

100_4991È sabato e il rientro è già tristemente prossimo e dunque via, a riempirsi ancora gli occhi di mare, ultima occasione di vedere un puffin. North Berwick, neanche un’ora da Edinbraa. È una linea ferroviaria costiera e alcune ragazze vestono come se fossero alla volta di Rimini, io insisto col mio impermeabile che ormai è più una coperta di Linus.

North Berwick 1North Berwick 2North Berwick 3North Berwick 4North Berwick 5Meta Scottish Seabird Centre. Da qui si vede Bass Rock

North Berwick 6e Isle of May. Il negozio vende peluche, cartoline e che altro coi puffins. Potrei fare un’altra cruise ma decido per la terra ferma. Potrei entrare al Centre e vedere le telecamere installate sulle isole ma l’azzurro del mare che lambisce il rosa della sabbia implora aria aperta. Prendo la scaletta che gira intorno allo scoglio, alcuni impavidi scavalcano la ringhiera per camminare sulla roccia a picco sul mare. Non ci sono pulcinelle e in quel momento nemmeno gabbiani. Per la prima volta mi irrito, scendo e sulla strada del ritorno mi volto verso l’imponente manifesto con la foto di un puffin: ma andate al diavolo, per me ve le siete inventate voi!
La delusione ha bisogno di essere chetata con del cibo. Entro in un locale con tavoli esterni e una copertura limitata, a me tocca il tavolo senza tettoia. Ha piovuto per un po’ e potrebbe ricominciare, ci voleva tanto ad allungare la tettoia, credete di stare a Portofino? Il tavolo ha una vistosa macchia di salsa, la cameriera la vede, anche il cameriere, però quella resta. Vorrei chiedergli come mai hanno queste meravigliose insegne dei pub, le strade sono abbellite da vasi con fiori colorati e poi dimenticano di darti il cucchiaino per il caffè, un tovagliolo per un panino, non puliscono dove è sporco. Nemmeno in uno dei nostri peggiori locali lo farebbero, così come nessuno di noi andrebbe in giro con una giacca di tweed, pantaloni corti e ciabatte da spiaggia. Poi penso al nostro vero, autentico made in Italy: la più totale inefficienza sulle cose davvero importanti. Prendo la salvietta, me la pulisco da me e mi metto a guardare la cagnolona del tavolo davanti.

North Berwick 7Mi aspetto un piatto e invece mi arriva un bicchiere di carta con una brodaglia da cui emergono pezzi di pesce. Cosa ho fatto, e adesso chi la mangia questa? L’affronto stoicamente e invece è la cosa migliore che abbia mai mangiato, nell’Uk si intende.

North Berwick 12E poi è spiaggia.

North Berwick 8I padroni dei cani hanno in mano un’asta di plastica che termina a forma di mestolo. Mi viene da ridere al ricordo, l’aveva visto a Portobello Beach, serve a tirare la pallina senza chinarsi per raccoglierla. Avevo scoperto a Queensferry che anche in Scozia c’è il fenomeno delle alte e basse maree e qui è evidente.

North Berwick 14North Berwick 17North Berwick 19Risalgo la china, campo da golf, ok, flap, il rumore mi allerta, una pallina tirata in testa non è cosa, ridiscendo.

North Berwick 23North Berwick 20Cammino e cammino. Prima di partire avevo detto: questa volta non farò tour, quelli ti trascinano in giro come degli ossessi, preferisco vedere meno ma con i miei ritmi (the rhythm of my heart is beating like a drum, canticchio) e poi la Scozia è un posto di riflessione, avevo detto. Di riflessione, appunto, perché questa bellezza così libera fa quasi piangere.

North Berwick 9North Berwick 10North Berwick 11North Berwick 13North Berwick 15North Berwick 16North Berwick 18North Berwick 22North Berwick 24North Berwick 25Non mi resta che augurarmelo da me

saluti

 

L’appartamento per le vacanze? Hundredrooms lo trova in un clic

HundredRooms

Due persone in luoghi diversi, in momenti diversi, alla mia perplessità sul largo anticipo con cui avevano  organizzato il viaggio estivo, mi hanno risposto: «È una ragione che ti fa guardare avanti». Come a dire, se ho di fronte una meta di piacere da raggiungere, riesco a sopportare meglio la vita di tutti i giorni. Perché poi ciascuno ha i suoi motivi per viaggiare ma c’è una cosa innegabile: il viaggio è l’unica dimensione in cui ritrovi te stesso, che tu stia tutto il giorno fermo a bordo piscina o che ti macini chilometri in condizioni al limite della sopportabilità.  E quindi niente di negativo nella vacanza? Oh sì che qualche rogna c’è sempre, anzi due: il costo e lo stress da ricerca dell’alloggio ideale, che il più delle volte si fondono e coincidono. Internet ha facilitato molto la parte organizzativa: dal computer o dallo smartphone, nei momenti che decidi tu, ti prenoti anche l’altra parte del mondo. Ma anche il web è diventato un po’ dispersivo. E allora meno male che ci sono loro, i giovani nerd, che però non sono più quelli di una volta rinchiusi al buio di una stanza dove l’unica fonte di luce è lo schermo del pc. Questi viaggiano fuori dai bit e dentro il mondo, intercettano, prevedono e ti sbattono lì ciò che stavi cercando un attimo prima che l’idea si concretizzi nella tua testa. Non so se José Luis Martinez sia mai stato un nerd, di certo si sa che è stato direttore di Kayak e che nel 2014 ha fatto il grande salto: ha fondato la sua start-up. E ne ha fatto la sede a Palma de Maiorca, lontano dalle solite capitali del business e vicino all’immagine di vacanza.

Made with Love

Ha colto quale era la tendenza: le persone stavano privilegiando la vacanza in appartamento anziché in albergo. Perché se l’hotel è un po’ standardizzato anche sui prezzi, l’appartamento offre più fasce di costo, soprattutto se lo si pone nel classico rapporto prezzo/zona. Una casa vacanze a due passi dal mare o vicino a tutti i servizi e le attrazioni turistiche, quasi certamente verrà a costare meno di un hotel nella stessa posizione.  E con l’appartamento non è più il viaggiatore ad adeguarsi a una camera ma è l’alloggio che corrisponde al viaggiatore. Il turista è il single, la famiglia, il gruppo di amici e che tu sia l’uno o l’altro hai le tue esigenze. Centinaia di personalità di viaggiatori, centinaia di camere. E chi ha il tempo di scandagliarsi migliaia di offerte? Nessuno. E quindi bisogna accontentarsi? No. Si va su Hundredrooms e il lavoro lo fa lui. È infatti questa la grande idea del signor Martinez: il motore delle case vacanze, il “Google degli alloggi turistici”. Hundredrooms è una piattaforma che compara tutte le offerte di appartamenti e case vacanza pubblicate sui siti più famosi come Airbnb, Booking, Housetrip, Only-apartments e le agenzie di viaggio on line. Così in un solo clic possiamo sapere quale è la soluzione più conveniente e con le caratteristiche che stiamo cercando: il wi-fi, la culla, il terrazzo, la piscina, l’ascensore, se accettano i nostri amici animali e molto altro. A queste caratteristiche dei nostri desideri, si aggiungono i filtri per farci risparmiare: le occasioni, le case consigliate, le offerte imperdibili. Il tutto in modo molto intuitivo. E se la meta è certa ma le date ancora un po’ lontane, con l’opzione “Avviso di prezzi” possiamo personalizzare la nostra richiesta e restare aggiornati tramite le notifiche periodiche inviate da Hundredrooms.

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Da Gazzada a Stupinigi passando per Verdi

Negli ultimi mesi il quotidiano si è un po’ fagocitato i miei viaggi fisici e virtuali, così giacevano ancora lì tra macchina e smartphone le cose viste negli ultimi tempi. Ultimi tempi si fa per dire, è tornata l’ora legale (o solare, boh, non ci ho mai capito un granché) e io riporto indietro non le lancette ma addirittura il calendario. Diciamo al periodo natalizio. Al periodo natalizio?! Sì, al periodo quello lì, ok? Tanto l’Italia è sempre qua, bella e contraddittoria, e fuori dal tempo.

Il presepe di Gazzada Schianno

A me piacciono i presepi ma Milano e i presepi non vanno tanto d’accordo. O sono quelli di arte contemporanea (quella è la Natività. Ah, sì, adesso che me lo fai notare…) o sono celati alla vista dai pannelli dello sponsor di turno o c’è quello artistico del Londonio alla chiesa di San Marco, che è sempre lì ma spento anche a Natale e se lo vuoi vedere devi infilarci la monetina. Resiste ad oltranza bello e complesso nella sua tradizionale forma quello di Baggio. Insomma, qui non c’è mica tempo da perdere a montare statuine. E così via, alla ricerca di un vero presepe. Approdo a Gazzada-Schianno-Morazzone, la stazione FS che ha riunito tre comuni in provincia di Varese. Chiedo indicazioni a due signore, una non sa che ci fosse il presepe, ma come non lo sai? risponde l’amica con un filo di indignazione. Parte lo spiegone, l’altra prende atto della sua ignoranza, si ripromette di rimediare e io aspetto paziente. Imboccata la strada vedo quello che tristemente si sta perpetuando negli ultimi anni: capannoni vuoti che parlano di tempi migliori. La scritta ItaloCremona mi muove qualcosa dentro, qualcosa di tenero che mi riporta all’infanzia. Ed ecco che la luce si accende: era l’azienda che faceva giocattoli e bambole quando ero piccola. Chissà se c’è ancora, chissà dove è finita, comunque lì non c’è più. Proseguo e divertente “salta fuori” tridimensionale da un altro capannone, questo almeno ancora attivo.

Gazzada 1Strade quasi deserte, dove marciapiedi e piste ciclabili vivono e muoiono all’improvviso come messe lì per fare giusto un favore. Belle ville celate da siepi di bacche rosse, montagne all’orizzonte, indicazioni di sentieri naturalistici. Qualche amenità.

Gazzada 2La strada grande si dilegua in piccole vie di paese, c’è tanto legno e piccoli negozi, un’immagine di prima montagna, è tutto molto lontano dalla città anche se i treni per Milano che vanno e vengono ogni mezz’ora dicono che qui saranno rimasti in pochi a spenderci tutta la giornata.

Gazzada 9Natura svenduta a un progresso che sembrava per sempre e invece se n’è andato come le bambole. Non sarà una mia idea peregrina, troverò un cartello di protesta contro l’ennesima edificazione di suolo. Ma ecco finalmente il presepe. Un vero, autentico presepe con la finzione della notte e del giorno, acqua scrosciante, suoni di belati e musiche discrete di sottofondo. Sono così commossa che non riesco bene a capire cosa sto cercando che non trovo finché una signora mi sussurra: scusi, lei riesce a vedere il Bambino, la Madonna e San Giuseppe? Ecco cosa sto cercando! No, signora, stavo guardando anch’io ma non riesco a vederlo. Mio marito mi ha detto che sono io che non ci vedo niente. Deve esserci per forza, adesso lo cerco. Aguzzo gli occhi, cerco un filo logico da seguire nell’architettura della rappresentazione, la cometa torna a passare. Aspetti, ora quando torna la luce si vedrà meglio. Per me è ormai è diventata una questione di cortesia per la sua stampella e di solidarietà femminile per quello zuccone di marito che avrà a casa. Eccoli lì! La voce mi esce sommessa come un belato. Tre figurinette defilate. La signora mugugna che li hanno messi male e io concordo. Ma per tutto il resto ne valeva la pena.

Presepio Gazzada 5Presepio Gazzada 6Presepio Gazzada 7Presepio Gazzada  8Ora si tratta di trovare qualcosa da mangiare e sembra più arduo che trovare la Natività. Quando sono quasi ormai rassegnata a riportare lo stomaco vuoto a Milano, ecco che magica si staglia all’orizzonte.

Gazzada 3Fuori il nulla, il dentro sembra raccogliere tutta GazzadaSchiannoMorazzone. Tavoli affollati di uomini che giocano a carte, alle pareti disegni di mare avulsi dal contesto e dialetto urlato. Un misto di milanese e brianzolo, tanto vi capisco. Su tutto il vago odore di patatine stantie in sacchetti, una fragranza che sembra comune a qualunque osteria d’Italia. Guardo con invidia la pista da bocce. Deve essere un po’ più umano invecchiare col porto sicuro del Bar La Speranza a disposizione.

Casa di riposo per musicisti Verdi

Giuseppe Verdi è uno di quei personaggi che ti fanno alzare la testa per orgoglio e il braccio per fare il gesto dell’ombrello a chiunque stia al di là delle Alpi. Il problema sorge quando lo paragoni a quelli che stanno ora al di qua, nella fattispecie quando senti narrare che era uomo generoso, che pensava di non aver bisogno di tutta quella ricchezza. I contadini dei suoi poderi potevano farsi male e l’ospedale era troppo lontano, e quindi gliene ha fatto uno. Se c’era qualche giovane artista sconosciuto lui gli comprava le opere per aiutarlo. E poi questa casa di riposo, per quei musicisti «che non sono stati fortunati come me». Io fuori ci passo spessissimo e li sento cantare e suonare, non necessariamente la stessa cosa in armonia e questo strappa un sorriso. È bello sapere che possono continuare a farlo.

Verdi 1Verdi 6Verdi 7Il pianoforte di Giuseppe Verdi, che non è mai più stato accordato perché per rispetto al Maestro nessuno l’ha più suonato

Piano VerdiLa cripta, dove riposa con la moglie Giuseppina Strepponi

Verdi 12Verdi 9Verdi 10Verdi 11Stupinigi

Stupinigi è un colpo d’occhio che si apre bello e proporzionato, libero da orpelli fuori squadra. Ai due lati muri antichi e ben tenuti. Insegne in stile e parole “antiche” come Podere.

Stupinigi 1Stupinigi 2Stupinigi 3Stupinigi 4Quello che campeggia sopra è un cervo, perché ufficialmente questa è la Residenza sabauda per la caccia e le feste. Sfarzo per le feste, quadri e statue per la caccia.

Stupinigi 5Tra tanta magnificenza a chi come me ritiene la caccia un osceno retaggio del passato, verrà inevitabile pensare a urla e sangue inscenati come divertimento, per rafforzare legami e discutere di politica, magari una politica che prevedeva altro sangue, questa volta umano. E su questo versante almeno non possiamo che dirci fortunati di essere in quest’epoca. Ma mentre sbircio dalle finestre il parco intorno, purtroppo in quel giorno non accessibile, sento un senso di perdita. Io non so se qui i cervi fossero autoctoni o importati a uso e consumo del sollazzo sabaudo, certo è che li avevano a pochi chilometri da casa. Penso agli stambecchi che mi tolsero il fiato in Val d’Aosta caracollare giù da lastroni di roccia liscia, indifferenti alla forza di gravità, alla marmotta appena intravista, alle infruttuose camminate in Abruzzo alla ricerca dell’orso marsicano, ai miei occhi ancora più lacrimosi dei loro davanti alle foche delle Shetland. Ho dovuto percorrere chilometri con tutti i mezzi e a piedi per riuscire a trovare una natura lasciata al suo posto. Siamo stati defraudati e a chi verrà poi mancherà sempre ancora qualcosa in più.

Stupinigi 6Stupinigi 7Non possono certo mancare i quadri di famiglia, ma attenzione all’inganno

Stupinigi 8questa non è una bimba, bensì Vittorio Amedeo Teodoro duca d’Aosta (1723-1725), vestito in abiti da bambina come si usava all’epoca.

Stupinigi 10 Stupinigi 9Stupinigi 11E ancora a me gli occhi, please, questa sala da ballo è un trionfo di trompe-l’oeil, le scanalature delle colonne non sono vere, sono disegnate come tanti altri particolari.

Stupinigi 15 Stupinigi 12 Stupinigi 13 Stupinigi 14Stupinigi 23 Stupinigi 16

Stupinigi 17

Stupinigi 19Stupinigi 18Stupinigi 20Stupinigi 21Stupinigi 22La Sala da gioco

Stupinigi 24Stupinigi 25Stupinigi 26Stupinigi 27Di autoctono certo ci sono le persone intorno, come si chiameranno gli abitanti di Stupinigi? Con questo toponimo basta un niente per offendere qualcuno. Con la signora del negozio volendo potremmo sederci e conversare fino a sera. Alla sera penserò a lei quando un gianduiotto (Streglio, cioccolato dal 1924) cacciato in bocca come qualunque altro si trasforma in un trip di degustazione, gusto, retrogusto e tutto l’armamentario compreso. Il signore del bar è un allegro stordito talmente desideroso di fare lo splendido con tutti che è capace di rifarlo con la stessa persona senza accorgersene. Due tè a tre euro, ci guardiamo di sottecchi, paghiamo e fuggiamo prima che si accorga dell’errore. Macché, questa non è Milano, con tre euro puoi passarci tutto il pomeriggio, cabaret compreso.

Terremoto in Umbria, fermiamo gli effetti collaterali

GabbioA ogni disgrazia del nostro Paese ci sentiamo dire quanto siamo pronti di reazione e pieni di solidarietà. Come se non avessimo ma dimenticato quel, a qualcuno un po’ oscuro, stringiamci a coorte scolpito nella nostra mente da bambini. Arriviamo in tempo record, doniamo, ci attiviamo in tutti i modi a noi possibili. Però capita di non pensare a un altro aspetto: purtroppo il terremoto non si palesa in tutta la sua forza distruttiva solo nelle zone colpite. Come un brutto albero con le radici infestanti arriva anche là dove le case sono rimaste in piedi, dove tutto, apparentemente, è ancora normale. Il sisma ha colpito solo alcune zone dell’Umbria ma rischia di ripercuotersi sull’economia dell’intera regione. L’Umbria è verde, morbida, antica, uno scrigno di natura, arte, storia e spiritualità che ha sempre attratto i viaggiatori.

ValsordaLa sua economia è turismo, è agro-alimentare, è eccellenza della tradizione, una trama di piccole aziende lontane dal terremoto che ora si vedono franare ugualmente la terra sotto i piedi. Perché chi aveva già deciso di andare alla ricerca del bello, di quanto ormai è diventato l’insolito nel grigio delle città, ha disdetto le prenotazioni in tutta la regione. La salvaguardia degli scrigni non è a costo zero e se vogliamo che resti nel nostro patrimonio dobbiamo farci ancora solidali.

Accademia Belle Arti PerugiaE quindi stringiamci i nostri zaini e trolley e partiamo. Mettiamo o rimettiamo l’Italia centrale tra le nostre mete di viaggiatori, magari già nelle nostre ferie di Natale. Si può partire informati: studiarsi le zone non colpite, i collegamenti ancora integri. Aiutare chi ha ancora un’attività è aiutare anche i loro vicini meno fortunati. Per noi è una vacanza, per loro la possibilità di restare solidi sulla loro terra.