L’appartamento per le vacanze? Hundredrooms lo trova in un clic

HundredRooms

Due persone in luoghi diversi, in momenti diversi, alla mia perplessità sul largo anticipo con cui avevano  organizzato il viaggio estivo, mi hanno risposto: «È una ragione che ti fa guardare avanti». Come a dire, se ho di fronte una meta di piacere da raggiungere, riesco a sopportare meglio la vita di tutti i giorni. Perché poi ciascuno ha i suoi motivi per viaggiare ma c’è una cosa innegabile: il viaggio è l’unica dimensione in cui ritrovi te stesso, che tu stia tutto il giorno fermo a bordo piscina o che ti macini chilometri in condizioni al limite della sopportabilità.  E quindi niente di negativo nella vacanza? Oh sì che qualche rogna c’è sempre, anzi due: il costo e lo stress da ricerca dell’alloggio ideale, che il più delle volte si fondono e coincidono. Internet ha facilitato molto la parte organizzativa: dal computer o dallo smartphone, nei momenti che decidi tu, ti prenoti anche l’altra parte del mondo. Ma anche il web è diventato un po’ dispersivo. E allora meno male che ci sono loro, i giovani nerd, che però non sono più quelli di una volta rinchiusi al buio di una stanza dove l’unica fonte di luce è lo schermo del pc. Questi viaggiano fuori dai bit e dentro il mondo, intercettano, prevedono e ti sbattono lì ciò che stavi cercando un attimo prima che l’idea si concretizzi nella tua testa. Non so se José Luis Martinez sia mai stato un nerd, di certo si sa che è stato direttore di Kayak e che nel 2014 ha fatto il grande salto: ha fondato la sua start-up. E ne ha fatto la sede a Palma de Maiorca, lontano dalle solite capitali del business e vicino all’immagine di vacanza.

Made with Love

Ha colto quale era la tendenza: le persone stavano privilegiando la vacanza in appartamento anziché in albergo. Perché se l’hotel è un po’ standardizzato anche sui prezzi, l’appartamento offre più fasce di costo, soprattutto se lo si pone nel classico rapporto prezzo/zona. Una casa vacanze a due passi dal mare o vicino a tutti i servizi e le attrazioni turistiche, quasi certamente verrà a costare meno di un hotel nella stessa posizione.  E con l’appartamento non è più il viaggiatore ad adeguarsi a una camera ma è l’alloggio che corrisponde al viaggiatore. Il turista è il single, la famiglia, il gruppo di amici e che tu sia l’uno o l’altro hai le tue esigenze. Centinaia di personalità di viaggiatori, centinaia di camere. E chi ha il tempo di scandagliarsi migliaia di offerte? Nessuno. E quindi bisogna accontentarsi? No. Si va su Hundredrooms e il lavoro lo fa lui. È infatti questa la grande idea del signor Martinez: il motore delle case vacanze, il “Google degli alloggi turistici”. Hundredrooms è una piattaforma che compara tutte le offerte di appartamenti e case vacanza pubblicate sui siti più famosi come Airbnb, Booking, Housetrip, Only-apartments e le agenzie di viaggio on line. Così in un solo clic possiamo sapere quale è la soluzione più conveniente e con le caratteristiche che stiamo cercando: il wi-fi, la culla, il terrazzo, la piscina, l’ascensore, se accettano i nostri amici animali e molto altro. A queste caratteristiche dei nostri desideri, si aggiungono i filtri per farci risparmiare: le occasioni, le case consigliate, le offerte imperdibili. Il tutto in modo molto intuitivo. E se la meta è certa ma le date ancora un po’ lontane, con l’opzione “Avviso di prezzi” possiamo personalizzare la nostra richiesta e restare aggiornati tramite le notifiche periodiche inviate da Hundredrooms.

La ricerca è fatta su oltre 100 siti che propongono circa 7 milioni di affitti turistici, corredati da qualcosa come 20 milioni di foto. Con questi numeri, esclusi gli irriducibili da sacco a pelo e tenda, c’è di che accontentare tutti.

Da Gazzada a Stupinigi passando per Verdi

Negli ultimi mesi il quotidiano si è un po’ fagocitato i miei viaggi fisici e virtuali, così giacevano ancora lì tra macchina e smartphone le cose viste negli ultimi tempi. Ultimi tempi si fa per dire, è tornata l’ora legale (o solare, boh, non ci ho mai capito un granché) e io riporto indietro non le lancette ma addirittura il calendario. Diciamo al periodo natalizio. Al periodo natalizio?! Sì, al periodo quello lì, ok? Tanto l’Italia è sempre qua, bella e contraddittoria, e fuori dal tempo.

Il presepe di Gazzada Schianno

A me piacciono i presepi ma Milano e i presepi non vanno tanto d’accordo. O sono quelli di arte contemporanea (quella è la Natività. Ah, sì, adesso che me lo fai notare…) o sono celati alla vista dai pannelli dello sponsor di turno o c’è quello artistico del Londonio alla chiesa di San Marco, che è sempre lì ma spento anche a Natale e se lo vuoi vedere devi infilarci la monetina. Resiste ad oltranza bello e complesso nella sua tradizionale forma quello di Baggio. Insomma, qui non c’è mica tempo da perdere a montare statuine. E così via, alla ricerca di un vero presepe. Approdo a Gazzada-Schianno-Morazzone, la stazione FS che ha riunito tre comuni in provincia di Varese. Chiedo indicazioni a due signore, una non sa che ci fosse il presepe, ma come non lo sai? risponde l’amica con un filo di indignazione. Parte lo spiegone, l’altra prende atto della sua ignoranza, si ripromette di rimediare e io aspetto paziente. Imboccata la strada vedo quello che tristemente si sta perpetuando negli ultimi anni: capannoni vuoti che parlano di tempi migliori. La scritta ItaloCremona mi muove qualcosa dentro, qualcosa di tenero che mi riporta all’infanzia. Ed ecco che la luce si accende: era l’azienda che faceva giocattoli e bambole quando ero piccola. Chissà se c’è ancora, chissà dove è finita, comunque lì non c’è più. Proseguo e divertente “salta fuori” tridimensionale da un altro capannone, questo almeno ancora attivo.

Gazzada 1Strade quasi deserte, dove marciapiedi e piste ciclabili vivono e muoiono all’improvviso come messe lì per fare giusto un favore. Belle ville celate da siepi di bacche rosse, montagne all’orizzonte, indicazioni di sentieri naturalistici. Qualche amenità.

Gazzada 2La strada grande si dilegua in piccole vie di paese, c’è tanto legno e piccoli negozi, un’immagine di prima montagna, è tutto molto lontano dalla città anche se i treni per Milano che vanno e vengono ogni mezz’ora dicono che qui saranno rimasti in pochi a spenderci tutta la giornata.

Gazzada 9Natura svenduta a un progresso che sembrava per sempre e invece se n’è andato come le bambole. Non sarà una mia idea peregrina, troverò un cartello di protesta contro l’ennesima edificazione di suolo. Ma ecco finalmente il presepe. Un vero, autentico presepe con la finzione della notte e del giorno, acqua scrosciante, suoni di belati e musiche discrete di sottofondo. Sono così commossa che non riesco bene a capire cosa sto cercando che non trovo finché una signora mi sussurra: scusi, lei riesce a vedere il Bambino, la Madonna e San Giuseppe? Ecco cosa sto cercando! No, signora, stavo guardando anch’io ma non riesco a vederlo. Mio marito mi ha detto che sono io che non ci vedo niente. Deve esserci per forza, adesso lo cerco. Aguzzo gli occhi, cerco un filo logico da seguire nell’architettura della rappresentazione, la cometa torna a passare. Aspetti, ora quando torna la luce si vedrà meglio. Per me è ormai è diventata una questione di cortesia per la sua stampella e di solidarietà femminile per quello zuccone di marito che avrà a casa. Eccoli lì! La voce mi esce sommessa come un belato. Tre figurinette defilate. La signora mugugna che li hanno messi male e io concordo. Ma per tutto il resto ne valeva la pena.

Presepio Gazzada 5Presepio Gazzada 6Presepio Gazzada 7Presepio Gazzada  8Ora si tratta di trovare qualcosa da mangiare e sembra più arduo che trovare la Natività. Quando sono quasi ormai rassegnata a riportare lo stomaco vuoto a Milano, ecco che magica si staglia all’orizzonte.

Gazzada 3Fuori il nulla, il dentro sembra raccogliere tutta GazzadaSchiannoMorazzone. Tavoli affollati di uomini che giocano a carte, alle pareti disegni di mare avulsi dal contesto e dialetto urlato. Un misto di milanese e brianzolo, tanto vi capisco. Su tutto il vago odore di patatine stantie in sacchetti, una fragranza che sembra comune a qualunque osteria d’Italia. Guardo con invidia la pista da bocce. Deve essere un po’ più umano invecchiare col porto sicuro del Bar La Speranza a disposizione.

Casa di riposo per musicisti Verdi

Giuseppe Verdi è uno di quei personaggi che ti fanno alzare la testa per orgoglio e il braccio per fare il gesto dell’ombrello a chiunque stia al di là delle Alpi. Il problema sorge quando lo paragoni a quelli che stanno ora al di qua, nella fattispecie quando senti narrare che era uomo generoso, che pensava di non aver bisogno di tutta quella ricchezza. I contadini dei suoi poderi potevano farsi male e l’ospedale era troppo lontano, e quindi gliene ha fatto uno. Se c’era qualche giovane artista sconosciuto lui gli comprava le opere per aiutarlo. E poi questa casa di riposo, per quei musicisti «che non sono stati fortunati come me». Io fuori ci passo spessissimo e li sento cantare e suonare, non necessariamente la stessa cosa in armonia e questo strappa un sorriso. È bello sapere che possono continuare a farlo.

Verdi 1Verdi 6Verdi 7Il pianoforte di Giuseppe Verdi, che non è mai più stato accordato perché per rispetto al Maestro nessuno l’ha più suonato

Piano VerdiLa cripta, dove riposa con la moglie Giuseppina Strepponi

Verdi 12Verdi 9Verdi 10Verdi 11Stupinigi

Stupinigi è un colpo d’occhio che si apre bello e proporzionato, libero da orpelli fuori squadra. Ai due lati muri antichi e ben tenuti. Insegne in stile e parole “antiche” come Podere.

Stupinigi 1Stupinigi 2Stupinigi 3Stupinigi 4Quello che campeggia sopra è un cervo, perché ufficialmente questa è la Residenza sabauda per la caccia e le feste. Sfarzo per le feste, quadri e statue per la caccia.

Stupinigi 5Tra tanta magnificenza a chi come me ritiene la caccia un osceno retaggio del passato, verrà inevitabile pensare a urla e sangue inscenati come divertimento, per rafforzare legami e discutere di politica, magari una politica che prevedeva altro sangue, questa volta umano. E su questo versante almeno non possiamo che dirci fortunati di essere in quest’epoca. Ma mentre sbircio dalle finestre il parco intorno, purtroppo in quel giorno non accessibile, sento un senso di perdita. Io non so se qui i cervi fossero autoctoni o importati a uso e consumo del sollazzo sabaudo, certo è che li avevano a pochi chilometri da casa. Penso agli stambecchi che mi tolsero il fiato in Val d’Aosta caracollare giù da lastroni di roccia liscia, indifferenti alla forza di gravità, alla marmotta appena intravista, alle infruttuose camminate in Abruzzo alla ricerca dell’orso marsicano, ai miei occhi ancora più lacrimosi dei loro davanti alle foche delle Shetland. Ho dovuto percorrere chilometri con tutti i mezzi e a piedi per riuscire a trovare una natura lasciata al suo posto. Siamo stati defraudati e a chi verrà poi mancherà sempre ancora qualcosa in più.

Stupinigi 6Stupinigi 7Non possono certo mancare i quadri di famiglia, ma attenzione all’inganno

Stupinigi 8questa non è una bimba, bensì Vittorio Amedeo Teodoro duca d’Aosta (1723-1725), vestito in abiti da bambina come si usava all’epoca.

Stupinigi 10 Stupinigi 9Stupinigi 11E ancora a me gli occhi, please, questa sala da ballo è un trionfo di trompe-l’oeil, le scanalature delle colonne non sono vere, sono disegnate come tanti altri particolari.

Stupinigi 15 Stupinigi 12 Stupinigi 13 Stupinigi 14Stupinigi 23 Stupinigi 16

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Stupinigi 19Stupinigi 18Stupinigi 20Stupinigi 21Stupinigi 22La Sala da gioco

Stupinigi 24Stupinigi 25Stupinigi 26Stupinigi 27Di autoctono certo ci sono le persone intorno, come si chiameranno gli abitanti di Stupinigi? Con questo toponimo basta un niente per offendere qualcuno. Con la signora del negozio volendo potremmo sederci e conversare fino a sera. Alla sera penserò a lei quando un gianduiotto (Streglio, cioccolato dal 1924) cacciato in bocca come qualunque altro si trasforma in un trip di degustazione, gusto, retrogusto e tutto l’armamentario compreso. Il signore del bar è un allegro stordito talmente desideroso di fare lo splendido con tutti che è capace di rifarlo con la stessa persona senza accorgersene. Due tè a tre euro, ci guardiamo di sottecchi, paghiamo e fuggiamo prima che si accorga dell’errore. Macché, questa non è Milano, con tre euro puoi passarci tutto il pomeriggio, cabaret compreso.

Terremoto in Umbria, fermiamo gli effetti collaterali

GabbioA ogni disgrazia del nostro Paese ci sentiamo dire quanto siamo pronti di reazione e pieni di solidarietà. Come se non avessimo ma dimenticato quel, a qualcuno un po’ oscuro, stringiamci a coorte scolpito nella nostra mente da bambini. Arriviamo in tempo record, doniamo, ci attiviamo in tutti i modi a noi possibili. Però capita di non pensare a un altro aspetto: purtroppo il terremoto non si palesa in tutta la sua forza distruttiva solo nelle zone colpite. Come un brutto albero con le radici infestanti arriva anche là dove le case sono rimaste in piedi, dove tutto, apparentemente, è ancora normale. Il sisma ha colpito solo alcune zone dell’Umbria ma rischia di ripercuotersi sull’economia dell’intera regione. L’Umbria è verde, morbida, antica, uno scrigno di natura, arte, storia e spiritualità che ha sempre attratto i viaggiatori.

ValsordaLa sua economia è turismo, è agro-alimentare, è eccellenza della tradizione, una trama di piccole aziende lontane dal terremoto che ora si vedono franare ugualmente la terra sotto i piedi. Perché chi aveva già deciso di andare alla ricerca del bello, di quanto ormai è diventato l’insolito nel grigio delle città, ha disdetto le prenotazioni in tutta la regione. La salvaguardia degli scrigni non è a costo zero e se vogliamo che resti nel nostro patrimonio dobbiamo farci ancora solidali.

Accademia Belle Arti PerugiaE quindi stringiamci i nostri zaini e trolley e partiamo. Mettiamo o rimettiamo l’Italia centrale tra le nostre mete di viaggiatori, magari già nelle nostre ferie di Natale. Si può partire informati: studiarsi le zone non colpite, i collegamenti ancora integri. Aiutare chi ha ancora un’attività è aiutare anche i loro vicini meno fortunati. Per noi è una vacanza, per loro la possibilità di restare solidi sulla loro terra.

Là dove il Po diventa mare

Ma prima… Ravenna

Ravenna è Patrimonio dell’umanità per la sua arte del mosaico. Ed è effettivamente un tripudio di mosaici (tanto da farci anche qualcosa di simile).

4213 RavennaMi sembra giusto aggiungere che è anche una città intelligente: centro storico pedonalizzato, indicazione dei monumenti ovunque, piste ciclabili che conducono fuori città.

4291 Ravenna piazza del Popolo4153 Ravenna piazza del Popolo4185 Ravenna4195 Battistero degli Ariani RavennaParto dal sito un po’ più defilato rispetto alle basiliche e chiese più note, la Domus dei Tappeti di pietra, ospitata all’interno della chiesa di Santa Eufemia: quattordici ambienti mosaicati di una casa privata bizantina del V-VI secolo scoperti per caso durante alcuni lavori.

4210  Domus dei Tappeti di Pietra Ravenna 4204 Domus dei Tappeti di Pietra Ravenna 4208  Domus dei Tappeti di Pietra RavennaProseguo con il sito che accoglie la Basilica di San Vitale e il Mausoleo di Galla Placidia.

4201 San Vitale Ravenna4217 San Vitale Ravenna4218 Mausoleo di Galla Placidia RavennaLa basilica è splendida ma il mausoleo è qualcosa di unico. Gode di quella particolare condizione che contraddistingue anche, ad esempio, la Cappella degli Scrovegni di Giotto a Padova e la Sala dei Giganti di Palazzo Te a Mantova: con tanta bellezza racchiusa in uno spazio limitato si prova la sensazione stordente di trovarsi dentro all’opera.

4224 Mausoleo di Galla Placidia Ravenna 4220 3 Mausoleo di Galla Placidia Ravenna 4220 4 Mausoleo di Galla Placidia Ravenna 4220 Mausoleo di Galla Placidia Ravenna 4221 Mausoleo di Galla Placidia Ravenna 4223 Mausoleo di Galla Placidia RavennaBasilica di San Vitale

4241 Basilica di San Vitale Ravenna 4235 Basilica di San Vitale Ravenna 4237 Basilica di San Vitale Ravenna 4238 Basilica di San Vitale Ravenna Altri due capolavori sono il Battistero Neoniano

4227 Battistero Neoniano Ravennae il Battistero degli Ariani

4194 Battistero degli Ariani Ravenna4193 Battistero degli Ariani RavennaAnche il Battistero Neoniano fa parte di un sito ad “alta concentrazione d’arte”: vicinissimi la Cappella di Sant’Andrea e il Museo Arcivescovile che la ospita («non si possono fare foto», mette le mani avanti il giovane guardiano e io obbedisco) e il Duomo. Sebbene basilica metropolitana e di un certo pregio, quasi sparisce a confronto delle altre chiese.

Ma Ravenna è famosa anche per accogliere i resti mortali di Dante Alighieri. Ricorrendo poi il 750mo anniversario della sua morte, la città si prepara a vari eventi. Tra i quali quello poco culturale ma pur sempre indispensabile nel quale sono incorsa io: le grandi pulizie. La tomba è occupata all’interno da una signora col mocio che lava il pavimento e da un signore arrampicato sulla scala che si occupa dell’esterno. Decido quindi di tornare un’altra volta, anche perché, ennesimo sito, ne vale la pena: chiesa di San Francesco, tomba di Dante e chiostri francescani tutto insieme.

4154 Ravenna San Francesco4157 Ravenna San Francesco4158 Ravenna ex Tomba Dante4161 Ravenna Chiostri francescani4296 Chiostri francescani Ravenna

4295 Tomba Dante RavennaTomba Dante RavennaE a proposito… si è avverato un sogno?

100_4245Nel mio primo pomeriggio a Ravenna il vagabondare senza meta mi porta alla splendida chiesa di Santa Maria in Porto,

4167 Santa Maria in Porto Ravenna4169 Santa Maria in Porto Ravenna4172 Santa Maria in Porto Ravennaall’edificio del VI-VII secolo di San Salvatore Ad Calchi

4173 San Salvatore Ad Calchi  Ravenna4176 San Salvatore Ad Calchi  Ravennaa Sant’Apollinare Nuovo, dove tornerò perché, anche qui,

4177 Sant Apollinare Nuovo Ravenna4180 Sant Apollinare Nuovo Ravenna4288 Sant Apollinare Nuovo Ravennai mosaici valgono veramente la visita.

4287 Sant Apollinare Nuovo Ravenna 4281 Sant Apollinare in Classe Ravenna 4282 Sant Apollinare Nuovo Ravenna 4285 Sant Apollinare Nuovo RavennaÈ tempo però di lasciare il sicuro centro storico e di volgere le scarpe verso Sant’Apollinare in Classe: Classe è una frazione e sta appunto fuori. I dintorni di Ravenna sono la pianura più sparata e tra campi e il quasi nulla sorge la basilica.

4247 Sant Apollinare in Classe Ravenna

4248  Sant Apollinare in Classe Ravenna

4281 Sant Apollinare in Classe Ravenna 4249 4250 Sant Apollinare in Classe Ravenna 4252 Sant Apollinare in Classe Ravenna 4253 Sant Apollinare in Classe RavennaSu consiglio dell’albergatore, decido di unire la visita a Sant’Apollinare all’Antico Porto di Classe. Già, perché Ravenna in epoca romana era un importantissimo porto, i sedimenti in seguito l’hanno fatta arretrare di circa 9 chilometri dal mare. Anche l’autista un po’ distratto fa arretrare me di circa 4 chilometri, ma questa non è Storia.

4260 Antico Porto di Classe  Ravenna 4261  Antico Porto di Classe  Ravenna 4262  Antico Porto di Classe  Ravenna 4266  Antico Porto di Classe  RavennaOltre alla rovine, qui mi trovo al cospetto di questo strano animaletto mai visto prima. Lancio un appello perché qualcuno mi illumini sul suo nome.

4268  Antico Porto di Classe  RavennaCi sono luoghi, come questo antico porto, il cui valore storico è incalcolabile ma si potrebbe restare un po’ delusi da quello estetico. È il caso anche del Mausoleo di Teodorico.

4273 Mausoleo di Teodorico Ravenna4276 Mausoleo di Teodorico Ravenna

Però le persone che magari incontri per arrivarci o i luoghi on the way ne valgono la pena.

4270 Rocca Brancaleone Ravenna4278 Darsena Ravenna4279 Darsena Ravenna4280 Darsena RavennaSicuramente è valsa la pena scambiare ogni sera quattro chiacchiere con il receptionist che mi ha invitato a tornare per il 2019, quando aprirà il Museo Byron. Avevo visto una targa che ricordava di un suo periodo trascorso a Ravenna ma non conoscevo la storia di amore e rivoluzione che mi è stata raccontata.

Il sole se n’è quasi andato, sto salutando Ravenna, domani sarà altro. Gli ultimi passi mi portano davanti a una targa.  “Devastante follia”… me ne resto lì un po’ a pensare, a questi tempi bui, a queste parole che, purtroppo, sembrano drammaticamente non essersi chiuse per sempre nel 1945.

100_4292Il Delta del Po

Non ho deciso io questa meta, è stata lei a chiamare me. Perché un padano prima o poi deve andare a vedere dove tutto comincia ma non vuole ritrovarsi tra corna celtiche e ampolle e allora va dove tutto si trasforma? Forse. O perché è un luogo naturalistico? Molto più probabile. Comunque fuori dalla città e dentro la natura, che è poi la cosa che mi rende più felice. Porto Garibaldi, Garibaldi, Anita e la sua triste fine tra le paludi.

4301 Porto GaribaldiE quindi via, a caccia delle motonavi. La Dalì risponde all’appello e la prima gita si fa alle Valli di Comacchio. Tra saline, barconi, capanni, reti, allevamenti di vongole e cozze, aironi cinerini, cavalieri d’Italia, garze, garzette, avvistamento di fenicotteri rosa (mica tanto rosa a dir la verità), la nave scivola via in un paesaggio insolito e affascinante. Sottofondo musicale, per fortuna molto discreto, rigorosamente romagnolo. Il capitano Nicola narra storie di uomini e acqua. Mi resta in mente Valle Fattibello, perché lì i pescatori potevano lavarsi e tagliarsi i capelli. All’ora dell’“happy hour” Calid (mica tanto romagnolo) serve un allegro fritto misto.

4330 Delta Po4335 Valli Comacchio4340 Valli Comacchio4342 Valli Comacchio4343 Valli Comacchio4355 Valli Comacchio4356 Valli Comacchio4364 Valli Comacchio

4363 3 Valli di Comacchio 4351 Valli di Comacchio 4353 Valli di Comacchio 4357 Valli di Comacchio 4363 1 Valli di Comacchio 4363 2 Valli di ComacchioIl giorno dopo è Po di Goro, Po di Gnocca (sic), Sacca degli Scardovari, con tappa a terra all’Isola dell’Amore.

4369 Delta Po4372  Delta PoQui lo sbalzo termico tra il vento marino e l’afa della zona paludosa per un attimo piega le gambe. È un paesaggio strano, quasi non sembra appartenere alla Terra se non fosse per una macchina da lavoro che in lontananza sbuffa fumo scuro. In ogni caso lì senti la trasformazione, il fiume diventa mare, il mare si insinua nel fiume.

4378  Delta Po4379 Isola dell Amore4380 Isola dell Amore4381 Isola dell Amore4382 Isola dell AmoreNessuno dei gitanti ritarda di un secondo la risalita: nel nulla monta l’ansia da abbandono.

4382 Isola dell AmoreUn moncone sorgente dall’acqua parla di qualcosa di strano.

4388 Po di Goro4391 Po di GoroSiamo nel ramo di Goro, l’immensa distesa di acqua non era lì, fino agli Sessanta, era dentro il suo corso finché l’alluvione non l’ha portata fuori sommergendo paesi e campagne, quel pezzo di edificio è l’unica cosa rimasta.

4392 Delta Po4393  Delta Po4396  Delta PoLa Dalì si incunea poi tra le canne e si ferma, è ora di pranzo.

4402  Delta Po4398  Delta Po4401 3 Delta Po 4401 1 Delta Po 4401 2 Delta PoCalid mi assegna il posto accanto a una famiglia di romeni, la ragazza è attratta dal mio andare in solitaria e parla con me, parla di Transilvania e Dracula. Oh, Transilvania, prima o poi mi piacerebbe venirci, dico. Scrivimi, risponde, e ti do tutte le informazioni che vuoi. Tata, papà in romeno, apprendo.
Dopo pranzo l’allegria è ancora più accesa. Dalla signora milanese che una volta all’anno molla la famiglia per tagliarsi un viaggio su misura a quella di Almese, in Piemonte, il paese di Luca Mercalli. Davvero? dico, ma è uno dei miei miti! Sarà il la per trascinarmi in un discorso sulla Val di Susa, i laghi di Avigliana, il riciclo, l’orto biologico e così via. Il marito torinese intenditore dei segni esoterici sparsi per la città la richiama al dovere di mamma. Ma poi torna e con incredibile memoria riprende: dunque, stavamo dicendo. All’arrivo è tutto uno scambiarsi di saluti e sento qualcuno, lì sul molo, che dice: devono proprio essersi divertiti.

Nel mezzo delle due gite c’è Comacchio, la piccola Venezia, paese delle anguille (carissime!), di Trepponti

4302 Trepponti Comacchio4309 Trepponti Comacchioe di altre attrattive…

4304 Comacchio4308 Comacchio4311 Comacchio4329 Comacchioe anche di cose imbarazzanti come le anatre finte, che io ovviamente ho capito essere finte solo dopo essermi lasciata andare ad imbarazzanti tentativi di approccio.

4322 ComacchioMi dirigo nel centro e decido di non seguire la rotta indicata, non subito. La strada mi porterà a curiosità…

ci saranno stati delle sedute consiliari in merito? E non vorremo mica celebrare la lana in un paese di pesca?

4312 ComacchioCome a scuola… Presente!

4314 Comacchioe come se non bastassero gli sms che irrompono da lontano nel mio cellulare mettendomi in guardia sugli uomini-pesce di Lovecraft

4326 Comacchio Pupi Avatie a un piccolo gioiello. La facciata diroccata, unica cosa rimasta, del monastero dei Santi Mauro e Agostino. Gli alberi l’hanno ormai dominata e il sole passa attraverso a quelle che erano le finestre.

4320 monastero dei Santi Mauro e Agostino4319 monastero dei Santi Mauro e Agostino4318 ComacchioE poi c’è il mare di Porto Garibaldi. L’Adriatico non mi ha mai emozionato. Non blu intenso, niente scogli contro cui impazzare, troppo fermo, per nulla selvaggio. Ma comunque è mare e la distesa di sabbia, ormai semivuota nel primo autunno, è bella. Me ne sto lì a guardarla con in testa  tutto l’armamentario di canzoni che celebrano il mare.

Porto Garibaldi spiaggia 1Porto Garibaldi spiaggia 2Porto Garibaldi spiaggia 3It’s a long long way to Ferrara

Il mio viaggio avrebbe dovuto proseguire verso Ferrara e Bologna ma il maltempo mi ferma. Vittima dell’italica inefficienza dei mezzi di trasporto e della mia dabbenaggine, in assenza del pullman ufficiale mi ritroverò trasportata di pulmino in pulmino, sotto una pioggia scrosciante, in piena pianura, e a chi la conosce la pianura fa paura perché sa che non c’è niente di più isolato. Quando piove, poi, nemmeno un trattore su cui contare. Temo da un momento all’altro che l’autista mi lasci sul ciglio di un fosso ma la prima meta arriva. È la stazione di Codigoro. Niente orari, niente bagno, nessun personale di servizio, solo un ragazzo di incerta nazionalità che prima mi dice che non parla italiano e poi, come a cercare conforto nell’unica forma umana esistente in quel momento, mi chiede se parlo inglese. Io invece mi chiedo che cosa ci faccia uno straniero lì. Una specie di littorina arriva come un raggio di sole a darci speranza. La parola Ferrara sembra quasi agire da phon sul nostro fradiciume. In un vagone di quarta classe mi domando perché non sono più attenta e perché ogni tanto devo ritrovarmi in queste situazioni.

Codigoro stazionePerché se no quando mai avresti saputo che esiste Codigoro?, mi rispondo. Un gruppetto di galline lungo i binari accende la mia curiosità. Siamo prossimi alla stazione di Massafiscaglia. Hai mai visto delle galline da stazione? No. Hai mai sentito nominare Massafiscaglia? No. Ecco, è per questo che a volte deragli.

A Ferrara non posso farne a meno: con immensa dignità appoggio la valigia per terra, ne estraggo un paio di calze asciutte e cambio le scarpe da tennis con i sandali. Non che l’opera di disprezzo verso me stessa cessi: ti cambi in stazione come una barbona e vai in giro coi sandali con le calze come una tedesca. Va bene, ok, me ne torno a Milano. E Bologna? A Bologna c’è un po’ di sole ma si vede che non durerà. Non ci provare! Ok, dopo “solo” nove mezzi di trasporto sarà casa.

Procida, bella e perigliosa

Il mio viaggio inizia testando la concorrenza: un’offerta vantaggiosissima mi porterà a Napoli con Italo. Classe Smart, very smart, ma con cinema. Proiettano Benvenuti al Sud, mi sembra la scelta più ovvia e spero al ritorno in Benvenuti al Nord, visto che li ho mancati entrambi, aspettativa delusa. Napoli alle 20.30 è stranamente a traffico scorrevole, cosa che pagherò in termini di terrore puro sul taxi lanciato a tutta birra sulle strade che mi porteranno all’albergo. Quando penso che la mia vacanza finirà ancora prima di iniziare, mi trovo invece scaricata in corso Umberto I («che poi tradotto sarebbe: n’goppa ’o rettifil, vasc ei quatt palazz, nnanz a Miezzcannon, n’t può sbaglià», spiegazione partenopea dell’indirizzo riportatami da Carlo). Dei due enormi portoni ne sono aperte solamente piccole frazioni, così che varcarli con valigia e zaino si rivela operazione più complessa di quanto ci si possa immaginare. Un ascensore a vista mi porta tra cigolii al quinto piano. Nel lento tragitto mi vengono in mente quei film in cui uno sta acquattato dentro e va su e giù cercando di sfuggire al serial killer che lo insegue per le scale. Dopo cena faccio un giretto attorno alla piazza, un ragazzo si sta applicando con zelo a picchiare contro il marciapiede un’asse del wc, lo scopo è di smontarla ma non capisco se vuole divellere le cerniere dall’asse o viceversa. Il balconcino della stanza mi offre la vista delle colline di Napoli illuminate, da una parte, e dall’altra un angolo di totale oscurità che è il mare. La mattina dopo trovo ad aspettarmi l’Antiviaggiatore, che con rodata conoscenza geografica e storica mi conduce nei vicoli di Napoli fino al Duomo,Duomo Napoliche custodisce la Cappella del tesoro di San Gennaro, e poi ancora via, per Spaccanapoli fin dentro una bottega di presepi artigianali. Strade e stradette e si ritorna al porto dei traghetti. In uno dei bar, Carlo farà la celestiale conoscenza di una provola di bufala affumicata. Si mangerà anche la mia ché, forse avvezza ad altri sapori, non riesco proprio a gradire. Se c’è una cosa di cui sono contenta è che quando calo come un barbaro a scompigliare le loro vite, involontariamente faccio scoprire qualcosa anche a loro, come se li ripagassi di tanta disponibilità nei miei confronti. Ed eccomi in mezzo al mare, con quello stato d’animo che ormai conosco bene, ansia per l’imprevisto ed euforia da viaggio, perché ormai niente mi dà più gioia che andarmene.

Un’ora dopo, la prima immagine di Procida, come la ricordavo, con i suoi colori consumati e il viavai di persone e mezzi. Un altro tassista, un altro viaggio ancora più folle del primo, attraverso strade minuscole, pedoni e muri che recano i segni dei tanti autisti non abbastanza bravi come il mio a prendere le misure al millimetro. Gli albergatori si premurano di dire che la camera è vista mare, li sentirò comunicarlo ogni volta ad altri ospiti, forse per mitigare col panorama le magagne della stanza. Ma chi se ne importa, in fondo, il mare sta lì. Scendo la via di lastroni e mi autocongratulo per non aver messo le infradito ma i sandali con una robusta suola antiscivolo. La spiaggia di sabbia quasi nera, di origine vulcanica, è lunga e sgombra di ammassi umani. I faraglioni ammaliano e il mare chiama.

Procida Faraglioni 1Distrattamente registro un uomo che sta a parecchi metri dalla riva, pur con l’acqua ancora sotto le ginocchia. Ma sono plasmata sul mar ligure ed entro guardinga, aspettandomi in un niente l’acqua dalle caviglie al mento. Macché, qui hai voglia a camminare! Non so se esiste uno spettacolo più sconcertante di un milanese da ufficio al suo primo bagno della stagione. Bianco, molle e incriccato vive il triste senso di inadeguatezza nel trovarsi così, all’improvviso, ad affrontare la natura e contemporaneamente si dà a scomposte manifestazioni di gioia, sì che dobbiamo assomigliare molto a degli animali liberati da qualche gabbia. Finito l’imbarazzante rito, mi guardo intorno con riacquistata razionalità. Studio i faraglioni, li sfioro con reverenza,

Procida Faraglioni 2mi perdo negli strati delle rocce sopra la spiaggia, anche l’occhio non esperto capisce che racchiudono la storia della Terra.

Procida rocceUna reginella mi riporta all’infanzia. Sono sulla spiaggia di Chiaiolella, per quanto vedrò in seguito, sicuramente la più bella.

Chiaiolella SpiaggiaLa mattina seguente mi avvio verso Terra Murata. Procida la bella si è già palesata, ora conoscerò anche il suo volto periglioso. Non è il lastricato sconnesso, le salite faticose, le discese da fare di traverso, sono le macchine, gli scooter, le bici elettriche, gli autobus, i taxi che riempiendo le vie minuscole dell’isola rendono le camminate pericolose. Così che per fare pochi metri ci metti un sacco di tempo, perché se vuoi vivere devi ora rintanarti nei rientri, ora appiccicarti ai muri come una lucertola, e spesso rimpiangi di non poterli risalire come loro. Questo è l’unico aspetto negativo di Procida, a cui non ci si abitua.

Case Procida 1Case Procida 2

Terra Murata 100_4027Terra Murata 100_4028

Terra Murata è una zona su cui sorgono l’abbazia di San Michele, una bella chiesetta,

Terra Murata altareil Belvedere dei due cannoni, l’ex carcere borbonico e la Casa-Museo di Graziella.

Terra Murata panoramaTerra MurataGraziella è la protagonista dell’omonimo romanzo di Alphonse de Lamartine, qui naufragato nel 1811.

Graziella pietra

Graziella testa

Museo Casa Graziella 100_4036Museo Casa Graziella 100_4037Museo Casa Graziella 100_4040L’allestimento delle stanze con oggetti, mobili e vestiti d’epoca è davvero molto bello.

Museo Casa Graziella 100_4033Museo Casa Graziella 100_4035Museo Casa Graziella 100_4034

Museo Casa Graziella 100_4042Museo Casa Graziella 100_4043Niente è realmente appartenuto all’eroina di De Lamartine, se non l’area su cui sorge la casa, che dalla descrizione dei luoghi fatta nel romanzo si è quasi certi sia questa. Prima di introdurvi nelle stanze, le giovani guide vi inviteranno a salire sulla terrazza per ammirare il paesaggio.

100_4032100_4031Museo Casa Graziella 100_4046E prima ancora, vale la pena fermarsi nel minuscolo ma interessantissimo Museo geologico e affidarsi alla spiegazione delle ragazze che lo gestiscono. Qui si possono vedere alcuni oggetti, copie degli originali custoditi alla Federico II di Napoli, fatte a mano e con materiali d’epoca, di quelli rinvenuti sui fondali di Vivara, un tempo promontorio dell’isola ora separata dal bradisismo negativo che agisce da secoli su Procida, di origine vulcanica con ben cinque crateri.

Museo geologico ProcidaVivara, che è riserva naturale e marina e ospita un centro di biologia marina, in realtà sarebbe ancora collegata. Esiste infatti un ponte, chiuso però da anni per questioni di contenziosi e burocrazia. Come a dire che se la geologia ha il bradisismo negativo, gli uomini hanno il bradipismo, ovviamente ancor più negativo.Nei giorni seguenti mi avventurerò ancora per l’isola

Procida 100_4051vedrò la spiaggia di Pozzo Vecchio o altrimenti detta del Postino (dall’ultimo film girato qui da Massimo Troisi), di sassi e molto meno bella di Chiaiolella. Mi inerpicherò verso Solchiaro, la passeggiata migliore perché qui il traffico è ridotto al minimo, dai muri delle case esplodono i colori dei limoni e dei fiori e il paesaggio è splendido.

Solchiaro Procida 100_4057Solchiaro Procida 100_4060Solchiaro Procida 100_4062Solchiaro Procida 100_4065Solchiaro Procida 100_4066Solchiaro Procida 100_4069Solchiaro Procida 100_4072E naturalmente tornerò a Marina Corricella,

Corricella 100_4017dove pescatori, gatti e cani si dividono in pace la poca ombra.

Corricella 100_4090Tra montagne di reti, barche, case colorate incastrate fra loro come quelle dei presepi, sembra quasi di vivere in un’altra epoca, eppure nello stesso tempo è così autentico, nessuna mano ha artatamente allestito il borgo ad uso turistico. Corricella di giorno è accesa di sole e colori, di sera di luci, gente ai tavoli attorniati di gatti e musica.

Corricella 100_4092I gatti sono una costante dell’isola. Questo è stato una sera il mio commensale:

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I procidani sono affabili, sempre ben disposti verso il prossimo. A volte capita, sembra che ce ne sia uno più schivo, in realtà è solo un approcciarsi più lento ma poi la conversazione scatta, placida ma inarrestabile. Ho appreso da loro che una delle professioni più comuni è il marittimo. Gente che se ne sta mesi per mare e dopo tanti anni torna e investe il guadagno nell’isola, ma questo succedeva di più anni fa. E che devono capire da che parte andare, se avvicinarsi alla più turistica sorella maggiore Ischia (ammirata e forse un po’ invidiata) o mantenere la loro identità. «Tenete la vostra identità» è sempre stata la mia risposta, perché questi sono i posti migliori del mondo, altrimenti il mondo diventa tutto uguale. Non mi hanno mai risposto esplicitamente sì o no, però mi hanno sempre sorriso come quando uno ti dice qualcosa di bello.

Il lunedì, con mio immenso piacere Giuliana e Carlo approdano all’isola. Giuliana mi guarda sconsolata mentre lui elenca i motivi per cui non gli piace il mare, quello nostro naturalmente, visto che lui è avvezzo a solcare i burrascosi mari del Nord. Quasi all’improvviso però si getta in acqua, affrontando le grosse onde che da qualche giorno non si chetano, lasciandoci a guardarlo piene di ansia. Quando ormai stiamo quasi pensando di andarlo a prendere, si decide a tornare a terra avvisando che ora non potremo dire che non ha fatto la sua parte al mare. La sua presenza in spiaggia comunque non si protrae per molto, ha avuto l’incarico di comprare i famosi limoni di Procida. Questo è quello che si dice accattammo ’a frutta, mi spiega Giuliana trascinando il sacchetto pieno di limoni giganti. Temono che per qualche legge protezionista locale non potranno portare gli agognati frutti fuori dal suolo procidano, ma li vedrò imbarcare i frutti proibiti indisturbati. Sarà piuttosto il tassista di Napoli a dar loro problemi: per una qualche misteriosa ragione i limoni non potranno trovare posto sul sedile.

Tra mare e sole i giorni passano tranquilli, tranne che per le incursioni telefoniche di Sabato che decide che l’ultimo giorno lo passerò ad Agerola. Disdice l’albergo, mi dà le dritte su pullman e orari, mi riempie la testa di frazioni di Agerola. Il pullman a Napoli parte da Varco Immacolatella. Chiaiolella, Corricella, Immacolatella, e tutti così finiscono i nomi qui? E lui ride. Che poi, medito lungo la discesa alla spiaggia, Usmate, Velate, Carnate, ognuno c’ha i suoi. Mi attardo al tramonto, l’ora più bella e quella in cui su ogni mare del mondo scendono i gabbiani in cerca di resti.

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Mi attardo perché è l’ultima sera e separarsi dal mare è come perdere un pezzo d’anima. Monterosso, Genova, Sumbrugh, Edimburgo, Brest… come i gabbiani ho sempre avuto la mia ora, di congedo, di blu, di occhi lucidi

100_4113L’aliscafo è in ritardo di 10 minuti, ce la faccio ad arrivare all’Immacolatella entro le 14.30? E saran domande da fare a un tassista di Napoli? Carlo e Giuliana avevano calcolato 15/20 minuti, questo ce ne mette cinque perché probabilmente delle rotonde o altri giri obbligati a lui poco importa.
Agerola ormai è anche Biscotto. Digli per favore di non andare a Positano finché non arrivo, avevo detto a Sabi al telefono. Ed eccolo lì, a ronfare dietro al banco della tabaccheria.

BiscottoNo, non ci va più a Positano perché sul Sentiero degli dei fa troppo caldo ormai, mi spiega Antonio. Di notte va in giro qua in zona e quindi di giorno è stanco morto. Lo vedrò tornare con un pezzo di pane. Una volta è tornato con una salsiccia, mi informa, rubata? Donata? Mah… Insomma, prima dei reciproci racconti umani su come stiamo e non stiamo, il mitico cane prende il sopravvento.

Biscotto 2Dalla camera della stanza entra già l’aria fresca che ricordo bene. Da Milano giungono notizie di caldo insopportabile. La sera si va a mangiare a Furore (“il paese che non c’è”, così viene definito, perché se ne sta sparso un po’ qua un po’ là). Sabato si lamenta che la mia porzione di spigola è più grande della sua. Il dolce sì, è più grande il mio, ma solo perché è una cosa diversa, ma Sabato ritiene di averne abbastanza dell’onta e si lamenta con l’amico ristoratore. Anche la spigola?, chiede lui. La prossima volta la misurerò col goniometro. Per consolarsi, si scola due bicchierini di finocchietto selvatico lasciato a macerare nella vodka. E i tornanti? Chiedo. Se c’è una cosa che ricordo con terrore è proprio la strada di Agerola. Non c’è problema, dicono insieme lui e l’amico, Sabi sa guidare. Il nulla nero sotto, illuminato solo in un punto da una lampara, è il mare, tutto intorno le luci della Costiera e più in alto quelle dei paesi di montagna. Alle 23 il freddo d’altura vince sull’aria tiepida di mare. È tempo di rientrare, domani sarà Milano.

Ancora una volta, il mio grazie agli amici campani, che lascio sempre con tanta nostalgia.