Dietro la cortina

Questa mattina tiro su la tapparella e resto lì a guardare, è l’immagine di questi giorni, penso, due persone che si parlano così lontane. L’unico animo tranquillo, c’è da scommetterci, è quello del cane. Faccio la foto, la guardo e mi accorgo di non aver tirato su la zanzariera. Non rifaccio la foto, faccio parte dello scatto, io qui dietro una cortina faccio parte dell’immagine.
Il giorno passa via. Non capisco più se è rassegnazione o la sensazione che, dopo tutto, si sta bene al sicuro, e la casa è un posto sicuro. Il giorno passa via, tra video e immagini, il mio telefono non ha mai bippato tanto come in questo periodo, cantate dai balconi, polvere da togliere dai mobili, esperimenti di pane fatto in casa. Riesco anche ad arrabbiarmi per il video di un demente che racconta che X gli ha detto che Y eccetera e quindi cosa c’è dietro tutto questo, perché si chiudono le attività? I giornalisti raccontano quello che vogliono. Certo caro, dietro ci sono gli alieni, Cia, Fbi, Kgb, Mossad, ora torna pure nel tuo letto in psichiatria. Il giorno passa via, e tanto il tempo è brutto. Poi capita di non dormire, mi alzo e sento un’ambulanza che fende la notte. E allora non passa via niente.

Sabi mi manda le poesie.
E almeno per una volta inciampare in una pietra, bagnarsi in qualche pioggia, perdere le chiavi tra l’erba; e seguire con gli occhi una scintilla nel vento; e persistere nel non sapere qualcosa d’importante. (W. Szymborska)