La gag dello schiaffo. Perché Lino Banfi può rappresentare l’Italia all’Unesco

Non sono un’esperta della filmografia di Lino Banfi ma è verosimile che anche lui abbia fatto la gag dello schiaffone. Quella in cui uno dice: guarda là! L’altro si gira e quello gli rifila una gran manata sul coppino. I nostri politici lo fanno in continuazione. C’è Salvini, quello “guarda i negher”, tiene banco coi negher, con le puntarelle con le acciughe, con la Nutella. E poi c’è l’altro, il Di Maio e le colonie francesi.
Il 40% sarà ancora lì a pensare perché se l’è presa con la boccetta targata Roger&Gallet che tiene in qualche parte del bagno (esagerazione da post? No, se qualcuno è arrivato a indignarsi perché hanno intitolato delle vie a Cesare Battisti, chiamiamoli con il loro nome: scemi). Il restante sarà ripartito su varie percentuali, due ai limiti opposti: 1) Finalmente qualcuno che fa ancora incazzare i francesi come Bartali. 2) C’è anche del vero, ma c’è modo e modo di dire le cose. Che facciamo, ritiriamo fuori gli obici? E comunque la Francia è un paese bellissimo e noi vorremmo continuare a farci avanti e indietro a nostro piacimento.
In ogni caso, la sostanza non cambia, intanto che tu ti giri a guardare le loro sparate, ti arrivano delle gran botte sulla noce del capocollo. E quindi Lino Banfi può rappresentare l’Italia all’Unesco.