Un libro illuminato e illuminante

Henry David Thoreau, La disobbedienza civile (Edizione per Corriere della Sera)

Discorso pronunciato a Concord, Massachusetts, il 30 ottobre 1859, più volte ripetuto fino all’esecuzione di John Brown il 2 dicembre 1859.

In fondo, la ragione pratica per cui, una volta che il governo è nelle mani del popolo, si permette che una maggioranza contini a reggere lo Stato per un lungo periodo di tempo, dipende non già dalla probabilità che la maggioranza abbia ragione, o che la cosa sembri giusta alla minoranza, ma dal fatto che la maggioranza è materialmente più forte. E però, un governo dove la maggioranza governa su ogni questione non può essere basato sulla giustizia – anche ad accettare il termine nel nostro senso umano. Non potrebbe esservi, invece, un governo nel quale a decidere praticamente su ciò che è giusto e ciò che è ingiusto non fosse la maggioranza ma la coscienza? Un governo dove la maggioranza decidesse solo questioni alle quali è applicabile la regola dell’opportunità? Deve sempre il cittadino – seppure per un istante e in minimo grado – abbandonare la propria coscienza nelle mani del legislatore? E allora perché ha una coscienza? Penso che dovremmo essere uomini prima di essere sudditi. Non è da augurarsi che l’uomo coltivi il rispetto per le leggi ma piuttosto che rispetti ciò che è giusto. Il solo obbligo che io ho il diritto di arrogarmi è di fare sempre ciò che credo giusto.

Tutte le macchine hanno il loro attrito, il quale, probabilmente, genera il bene in quantità sufficiente da controbilanciare il male ed è comunque sbagliato agitarsi per esso. Soltanto quando l’attrito giunge ad avere la sua propria macchina, e l’aggressione e il furto sono organizzati, io dico: «Gettiamo via quella macchina!».

Al massimo, a ciò che è giusto danno un voto, un debole incoraggiamento e un «Dio ti aiuti» – quando, però, ciò che è giusto gli passa vicino. Ci sono novecentonovantanove sostenitori della virtù per ogni uomo virtuoso; ma è più facile trattare con il reale possessore di qualcosa che con il suo guardiano temporaneo.

Naturalmente, un uomo non ha il dovere di consacrarsi a raddrizzare torti, fossero anche i più grandi; può avere l’assillo di altri problemi. In tal caso è suo dovere (…) negare il proprio appoggio a ciò che è ingiusto. Se mi consacrassi ad altri scopi e ad altre meditazioni dovrei almeno preoccuparmi, come prima cosa, di non perseguirli stando seduto sulle spalle d’un mio simile; anzitutto devo renderlo libero sicché possa dedicarsi anche lui alle sue meditazioni.

Le leggi ingiuste esistono: saremo felici di obbedirvi? Tenteremo di emendarle, però osservandole fintantoché non avremo avuto successo? E se le trasgredissimo subito, all’improvviso? In un governo come il nostro l’opinione corrente è che, per emendarle, si deve attendere il momento in cui avremo persuaso la maggioranza a farlo; e che opporsi a quelle leggi sarebbe un rimedio peggiore del male. Ma colpa è del governo se il rimedio è in effetti peggiore del male. È il governo che lo rende tale. Perché non è più pronto a prevenire questa situazione mettendo in atto delle riforme? Perché non protegge la sua saggia minoranza? Perché grida e si oppone ancora prima dì essere stato ferito? Non dovrebbe incoraggiare i cittadini a star pronti a indicargli i suoi errori, a fare meglio di quanto vorrebbe facessero (…)?

Incontro questo governo americano o il suo rappresentante, il governo di questo Stato, direttamente e faccia a faccia non più di una volta all’anno nella persona dell’esattore delle tasse; è il solo modo in cui un uomo nelle mie condizioni lo può incontrare.

Fa che il tuo voto sia completo, non soltanto un foglietto di carta, ma porti con sé tutta la tua influenza. Una minoranza che si conformi alla maggioranza è senza forza, non è neppure più una minoranza; ma diventa irresistibile quando si oppone con tutto il suo peso.

Ho previsto la galera come punizione, piuttosto che il sequestro di beni – anche se ambedue servono allo stesso scopo – in quanto coloro che sostengono il diritto più puro, e pertanto sono quanto mai pericolosi per uno Stato corrotto, di solito non hanno passato la maggior parte del tempo ad accumulare proprietà.

Tuttavia: il governo non mi preoccupa molto e gli rivolgerò meno pensieri che posso. Non sono molti i momenti che vivo sotto un governo, persino in questo mondo. Se un uomo ha il pensiero, l’immaginazione e la fantasia liberi, se ciò che non è non gli appare mai per molto tempo come se fosse ciò che é, il suo cammino non può essere fatalmente interrotto dalla stoltezza di governanti o riformatori.

La verità è sempre in armonia con se stessa, non si preoccupa principalmente di quella giustizia che può consistere nel commettere ingiustizie.

L’autorità di un governo, anche di uno al quale io sono disposto a obbedire – poiché allegramente obbedisco chi ne sa e sa fare meglio di me, in molti casi anche chi non sa fare tanto bene quanto me o non sa fare nulla del tutto – è tuttora impura. In tutta giustizia deve avere l’appoggio e il consenso dei cittadini.

Sulla mia persona e proprietà il governo ha i diritti che gli concedo e nulla più. L’evoluzione da monarchia assoluta a monarchia costituzionale, e dalla monarchia costituzionale alla democrazia, è verso il rispetto dell’individuo. Persino il filosofo cinese era tanto saggio da considerare l’individuo come base dell’impero. È da chiedersi: la democrazia come noi la conosciamo è realmente la forma di governo più progredita possibile? È forse impossibile fare un passo più avanti, verso il riconoscimento e l’organizzazione dei diritti dell’uomo? Non ci sarà uno Stato veramente libero e illuminato finché lo Stato stesso non riconoscerà l’individuo come una forza più alta e indipendente, dalla quale la forza e l’autorità di esso Stato derivano, e non giungerà a trattarlo di conseguenza. Mi piace immaginare che un giorno ci sarà uno Stato che potrà permettersi d’essere giusto verso tutti gli uomini e tratterà gli individui con lo stesso rispetto con cui si tratta un vicino; uno Stato che addirittura non penserà sia pericoloso per la sua quiete che alcuni individui vivano per proprio conto, senza alcun rapporto o commercio con esso e individui che abbiano compiuto tutti i loro doveri di vicini e di esseri umani. Uno Stato il quale producesse questi frutti, e li lasciasse cadere appena fossero maturi, preparerebbe il cammino a uno Stato ancora più glorioso e superiore. Io ho immaginato che anche questo possa esistere, ma non l’ho ancora visto in nessun luogo.