Pascal, il filosofo dei correttori di bozze

Pascal-Dario Rivarossa

Ci sono cose, che magari gli altri nemmeno vedono, che tormentano il correttore di bozze come un chihuahua alla caviglia. Una di queste è la ripetizione. Ti tormenta l’idea che ti sfugga, ti tormenta perché non sai cosa metterci, ti tormenta se ci metti qualcosa che poi non va veramente bene ma ti tormenta anche se non lo metti.

Ora il buon Blaise Pascal ci giustifica tutti, invidia a parte che non si capisce bene dove collocarla, ma si vede che anche lui aveva i suoi tormenti.

«Quando in un discorso si trovano parole ripetute, e, tentando di correggerle, si trova che sono così appropriate che a sostituirle lo si guasterebbe, bisogna lasciarle, quello ne è il segno, anche se questo alimenta l’invidia, che è cieca, e non sa che in quei casi la ripetizione non è un errore; perché non vi sono regole generali.»

Ancora una volta, grazie a Dario Rivarossa per i suoi lavori ““su commissione”.

 

4 pensieri su “Pascal, il filosofo dei correttori di bozze

  1. Commeci commeca (o come ca##o) si scrive, Pasquà! Le ripetizioni stanno di solito bene in inglese, in italiano solo qualche volta, e comunque questo non giustifica gli scribacchini attuali che conoscono solo 10 parole, tra cui 3 verbi: essere, avere, fare, utilizzabili su tutto come il ketchup.

    La pascalina sembra il nome di una sostanza allucinogena… saranno dovuti a questo i colori dell’immagine? A ben guardare c’è pure il Sacro Cuore coronato di spine, perché qui non ci facciamo mancare niente :-D

    Ma soprattutto, il santo patrono dei correttori di bozze, con tutto il rispetto, è uno che lo faceva DAVVERO per campare: Howard Phillips Lovecraft. [Inchino profondo]

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