Ridateci il Saturday (night fever)

Venerdì 25 novembre, la mia casella di posta elettronica viene invasa dal Black Friday. E cos’è? Qualche virus? Black Friday dell’elettronica, dei vestiti, persino dei materassi e dei servizi per i domini web. Non mi ci vuole molto a pensare che sarà qualche minchiata importata dall’America, tanto facciamo così no? Se riusciamo a importare anche le feste, perché non questo? E speriamo che ci si fermi ad Halloween e al Black Friday perché non penso che potrei reggere un tacchino in salsa di mirtilli per ringraziare un signor pellegrino-qualcuno-chi. E perché poi questa connotazione lugubre? Perché nero, non ne abbiamo già abbastanza dei lunedì neri delle Borse? E quindi rivoglio le vecchie importazioni, rivoglio il Saturday illuminato dai colori delle luci stroboscopiche della pista da ballo, rivoglio i Bee Gees e soprattutto Tony Manero con il suo completo bianco, non nero. Uh, come sei retrograda, blue. Ma chi non ha tifato per Tony Manero quando voleva attraversare il ponte di Brooklyn, lasciare Brooklyn e andare a Manhattan? Due cose lontane come Halloween e il tacchino però dentro c’era un sogno, anzi no, un progetto di vita. E vabbè, aspettiamo il prossimo Venerdì Nero per attraversare il ponte, metterci in fila e comprarci l’ultimo modello di smartphone.

Terremoto in Umbria, fermiamo gli effetti collaterali

GabbioA ogni disgrazia del nostro Paese ci sentiamo dire quanto siamo pronti di reazione e pieni di solidarietà. Come se non avessimo ma dimenticato quel, a qualcuno un po’ oscuro, stringiamci a coorte scolpito nella nostra mente da bambini. Arriviamo in tempo record, doniamo, ci attiviamo in tutti i modi a noi possibili. Però capita di non pensare a un altro aspetto: purtroppo il terremoto non si palesa in tutta la sua forza distruttiva solo nelle zone colpite. Come un brutto albero con le radici infestanti arriva anche là dove le case sono rimaste in piedi, dove tutto, apparentemente, è ancora normale. Il sisma ha colpito solo alcune zone dell’Umbria ma rischia di ripercuotersi sull’economia dell’intera regione. L’Umbria è verde, morbida, antica, uno scrigno di natura, arte, storia e spiritualità che ha sempre attratto i viaggiatori.

ValsordaLa sua economia è turismo, è agro-alimentare, è eccellenza della tradizione, una trama di piccole aziende lontane dal terremoto che ora si vedono franare ugualmente la terra sotto i piedi. Perché chi aveva già deciso di andare alla ricerca del bello, di quanto ormai è diventato l’insolito nel grigio delle città, ha disdetto le prenotazioni in tutta la regione. La salvaguardia degli scrigni non è a costo zero e se vogliamo che resti nel nostro patrimonio dobbiamo farci ancora solidali.

Accademia Belle Arti PerugiaE quindi stringiamci i nostri zaini e trolley e partiamo. Mettiamo o rimettiamo l’Italia centrale tra le nostre mete di viaggiatori, magari già nelle nostre ferie di Natale. Si può partire informati: studiarsi le zone non colpite, i collegamenti ancora integri. Aiutare chi ha ancora un’attività è aiutare anche i loro vicini meno fortunati. Per noi è una vacanza, per loro la possibilità di restare solidi sulla loro terra.

Venite tutti in piazza fra due ore

Funerali FoLa coda del corteo che lo accompagna sta passando proprio mentre esco da Cordusio. Ma non è ancora la coda, mi accorgo che c’è tanta altra gente a seguire. Io però vado su da via Mercanti, perché sempre da lì passo, forse per il negozio scozzese o forse perché così ho sempre fatto. A un passo dalla piazza sento le note di Ma che aspettate a batterci le mani? Mi viene un groppo, mi vengo in mente io da piccola in giro per casa a berciare Venite tutti in piazza fra due ore, vi riempirete gli occhi di parole…, immaginando di essere una dei guitti del carrozzone che invitava gli altri. Mi metteva una tale allegria questa canzone e ho continuato così negli anni a venire, a ridere fino allo spasmo, perché Dario Fo era di un’allegria e fisicità incontenibili. Le poche gocce si trasformano impietosamente in acquazzone, ma si resiste. Forse sentiamo tutti di doverglielo, rendergli un poco del tanto che ha dato a Milano.

Funerali Dario FoO magari perché ci pare con quegli ombrelli aperti un po’ per volta, quando proprio non se ne poteva più, di farci scudo alla mediocrità che è andata a gonfiarsi anch’essa come il rovescio di pioggia o alla satira trasformista venduta al miglior offerente.

Nel giorno della morte di Dario Fo Alessandro Baricco solleva obiezioni al Nobel per la letteratura dato a Bob Dylan: “Che c’entra con la letteratura?”. Gianni Riotta prova l’incontenibile impulso di controbattere: “E tu, sei proprio sicuro di entrarci qualcosa?” Al primo si sarebbe potuto suggerire che sarebbe stato più intelligente fare un’altra domanda: “Perché l’Accademia non ha dato il premio a uno scrittore?”. Al secondo invece chiedergli perché una reazione da non-mi-hai-fatto-male-faccia-di-maiale.
In teoria, dovrebbero far parte della classe degli intellettuali. In teoria.

La pioggia non s’arresta e sul tram annebbiato di umidità mi viene quasi da ridere, a pensarlo forse lì, a discutere “col Palestina”.

Boom made in Italy. Dal passato a nuove prospettive

rifacciamo-boomPaola Ducato è insegnante di Storia e Filosofia e specializzata nell’insegnamento dell’italiano ai ragazzi stranieri. A Perugia, dove vive, è promotrice di diversi progetti in ambito scolastico. Nel marzo 2016 è uscito il suo volume Rifacciamo Boom.
Nei tempi di crisi che stiamo vivendo, e che si protraggono anche se continuiamo a dare loro un senso di finitezza chiamandoli periodo, un libro come questo Rifacciamo Boom può essere un saggio non solo inteso come genere letterario ma come saggia riflessione e sagge premesse da porre per ritrovare i “bei tempi andati” del miracolo economico, evitando, però, di ripeterne errori ed esasperazioni. Già a partire dal titolo: un deciso imperativo, senza l’ottimismo un poco scriteriato del punto esclamativo o l’incertezza o, anche, il nascosto invito del punto interrogativo.
Perché è vero, i tempi andati sono stati belli ma pieni di contraddizioni e cadute, e nemmeno si può negare loro parte della responsabilità di quanto è venuto dopo. Così come non si può dimenticare che proprio questi anni di grandi balzi nella luce del benessere hanno visto episodi oscuri, un paio su tutti la morte di due importanti personalità, le cui dinamiche restano tutt’oggi avvolte nel dubbio: l’incidente aereo di Enrico Mattei (1962) e l’uccisione di Piero Paolo Pasolini (1975).  Al fondatore dell’Eni e allo scrittore di Petrolio sono dedicate alcune delle narrazioni portanti del volume, che passa anche attraverso il Centenario dell’Unità d’Italia celebrato nel 1961 e arriva ai giorni nostri con Expo 2015. Un viaggio nella storia del nostro Paese, per non dimenticare, per non appiattirci su vecchie misure che non possono più essere e imparare a rifondare un’economia più rispettosa della persona e dell’ambiente.

Del libro si è già parlato nel corso di varie conferenze a Perugia a cui hanno partecipato, tra gli altri, il prof. Leonardo Tofi dell’Università di Perugia e il prof. Gianluca Prosperi.

Rifacciamo Boom
di Paola Ducato
Guardastelle Edizioni

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